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“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso” diceva Charlie Chaplin, e anche se non viene da un teologo o studioso della Bibbia, penso abbia dentro una profonda verità di fede.

L’Avvento è il tempo liturgico che ci prepara al Natale, ma è anche lo stile di tutta la vita cristiana qui in terra, tesa verso l’incontro definitivo con Dio in cielo. E questo incontro definitivo con l’amore di Dio ha già avuto una realizzazione storica nella venuta di Dio stesso tra gli uomini, nell’uomo Gesù.

Come cristiano quindi sono in attesa di questo incontro con Dio e imposto la mia vita su quel primo incontro stupendo, quando Dio è venuto nella mia storia con Gesù. Ovviamente ora come ora non vedo tutto Dio, non tutto mi è chiaro di questa sua presenza. Anzi, se sono sincero con me stesso, ho molti dubbi che mi frenano nella gioia e nella speranza. Vedo attorno a me tanto male, e anche dentro di me, nelle mie durezze di cuore e nei miei continui sbagli. Vorrei che finalmente in un colpo solo tutto il male dentro e attorno a me sparisse e finalmente Dio si mostrasse evidente e luminoso. Se Dio è presente nella storia umana, perché c’è tanta incoerenza in coloro che dicono di credere lui? Perché la Chiesa e tanti cristiani sono così lontani da quello che predicano?

Il Vangelo di questa terza domenica di Avvento ci presenta il dialogo a distanza tra Giovanni il Battista e Gesù. È un dialogo abbastanza drammatico. Giovanni è in carcere per la sua predicazione e rischia la morte. Ma la cosa che più lo fa soffrire è che gli sono sorti dei dubbi su quell’uomo, suo parente, che lui stesso aveva indicato come il Messia. Ma lo è veramente? Non è come se lo aspettava e come lo aveva presentato. Gesù si sta manifestando come Messia misericordioso, che non condanna i peccatori ma addirittura li cerca e si siede a tavola con loro. Gesù ha un approccio al mondo fatto di amicizia, di mano tesa ai peccatori, e si prende cura delle persone, senza guardare alla loro morale. Questo inizia a scandalizzare Giovanni, che invece parlava di un messia pronto a scacciare subito il male e che aveva già pronta “la scure alla base dell’albero malato”.

Gli manda a dire “ma sei tu o dobbiamo aspettare un altro?”. Questa domanda è la stessa è anche dentro di me e forse dentro tutti i cristiani: è veramente Gesù con la sua misericordia la risposta al male che c’è nel mondo? È davvero il Vangelo del perdono e della carità il modo giusto per salvare l’umanità? È nella fede che trovo la salvezza della mia vita o devo rivolgermi a qualcos’altro (potere, denaro, consenso, salute, beni materiali…)?

Gesù non condanna i dubbi del cugino in carcere ma gli risponde con la Sacra Scrittura in cui Giovanni confidava. Gesù invita Giovanni a vedere nella sua azione la realizzazione delle antiche promesse di Dio attraverso i Profeti. Dio è all’opera nell’uomo Gesù proprio perché Gesù si prende cura di coloro che stanno male e sono segnati dal limite e perché annuncia la salvezza agli ultimi, i poveri. È proprio la “scandalosa” misericordia ad essere il segno più evidente che è lui e non altri il vero Messia, colui che è venuto a salvare il mondo malato.

Ai miei dubbi di fede che sono come quelli di Giovanni Battista, il Vangelo quindi mi risponde invitandomi a scommettere di più sui piccoli gesti di misericordia che ci sono sia dentro la mia vita che attorno a me, in coloro che li compiono. Non vedo tutto subito e non tutto mi è pienamente chiaro, ma questo è il tempo della vita in attesa della manifestazione definitiva. Nel frattempo prendo coraggio e speranza proprio dai piccoli gesti, dai piccoli segni di misericordia. Anche un sorriso può essere un segno di questa presenza di Dio, anche un abbraccio e una mano tesa, anche un piccolo gesto di carità, anche un atto di perdono, tutto questo rende la mia breve giornata una giornata non persa, perché orientata a Dio che è venuto e verrà ancora.

Giovanni don

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