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“È buono come il pane…” si dice di una persona quando questa è semplice e immediata e le sue azioni sono dettate da una bontà interiore che colpisce e magari ispira imitazione.

Gesù a Natale è proprio così, buono come il pane ma forse in modo ben più profondo e biblico che nel detto popolare, o forse il detto popolare andrebbe compreso meglio nella sua profondità biblica.

 

Ci aiuta a comprendere il Natale di Gesù proprio il presepe che quest’anno abbiamo allestito in chiesa. La capanna della Santa Famiglia è come una tenda, che richiama le tende dei viaggiatori nel deserto. Infatti la scena della nascita di Gesù si ispira al cammino del popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della Terra Promessa. È nel libro dell’Esodo che viene raccontato questo cammino di 40 anni sotto la guida di Mosè. Nel cammino di liberazione il popolo sperimenta la guida di Dio e  la sua pazienza per le durezze e le infedeltà degli israeliti. Il popolo sperimenta anche l’aiuto concreto nei momenti di maggior difficoltà del cammino, in particolare per la fame. Agli israeliti che mormorano contro Dio scende dal cielo un cibo misterioso ma nutriente che viene chiamato “manna”. La parola “manna” sembra provenire dall’espressione aramaica “man hu” che corrisponde all’espressione “che cos’è?” Il popolo infatti si domanda che cosa sia questa cosa dal cielo quando vede questo strano fenomeno. Il popolo durante il cammino avrà questo “pane dal cielo” che lo sosterrà, ma non è il cibo definitivo. I cristiani vedranno in Gesù, il Figlio di Dio venuto dal Cielo, il vero e definitivo pane per il cammino della vita e del mondo intero nella storia. Nel Vangelo di Giovanni al capitolo sesto, Gesù dice ”Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”

 

Gesù è quel pane che non è più misterioso (“manna”, “che cos’è?”) ma ha un nome, un volto, una presenza reale.

Gesù è quel pane buono che si fa “mangiare” dall’uomo con le sue parole, i suoi gesti, la sua croce e ressurezione.

 

Natale è buono come il pane, cioè ci fa sperimentare che Dio scende sulla terra per rispondere alla nostra fame di felicità, di pace, di speranza. Il nostro cammino nella storia è come in un deserto e la felicità piena e stabile a volte sembra lontana e impossibile come appariva al popolo di Israele troppo lontana e irraggiungibile la Terra Promessa. Ecco allora il dono rinnovato ogni anno del Natale di Gesù. È qui per sostenerci e darci forza. E come mangiare questo pane per non morire di fame spirituale? Vivendo il vangelo, facendo come Lui ha fatto, riempire la nostra giornata di piccoli bocconi di gesti buoni, di parole gentili, di sorrisi caldi. È così che il pane buono del Natale non diventa vecchio e nutre noi e il mondo intero.

 

Nel presepe dietro la tenda della Santa Famiglia è posto un quadro di Jacopo Tintoretto “la raccolta della manna” del 1577 conservato nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Gesù tra Maria e Giuseppe è adagiato su un pane vero spezzato, che simboleggia il dono che viene dall’alto, da Dio per nutrire ogni uomo. Piccoli batuffoli sparsi nella scena rappresentano quella manna scesa dal cielo che è superata dal vero pane dal cielo che è Cristo Gesù, Figlio di Dio. I frutti davanti alla scena rappresentano quella abbondanza che nasce nel cuore e nella vita di chi si accosta al pane del cielo che è Gesù.

Giovanni don