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Qualche giorno fa in chiesa ho vissuto un momento di preghiera molto particolare nel quale questo brano di Vangelo è diventato attuale.

 

Un’insegnante di religione della zona mi ha chiesto di poter accogliere un gruppo di giovani ventenni, amici di un loro coetaneo gravissimo all’ospedale dopo un incidente in moto. Il ragazzo è ancora in coma e i suoi amici avevano bisogno di trovarsi insieme per lui. La proposta era quella di una preghiera e che io dicessi qualche parola di conforto a loro in una situazione che li sta profondamente addolorando. Non mi aspettavo un gruppo così numeroso, e la prima cosa che ho detto loro è stato “grazie” per essere venuti per il loro amico e anche per la sua famiglia. È stato davvero un bel gesto di solidarietà.

 

Ho capito subito che avevo davanti dei giovani che con le cose di chiesa e con la preghiera non hanno molta dimestichezza da molto tempo o forse da sempre. Non sapevo cosa dire loro. Allora ho pensato di raccontare loro una storia del Vangelo che in quel momento mi era venuta in mente e che mi sembrava “parlasse” di questa situazione che stavamo tutti vivendo. Confesso che non avevo ancora guardato il brano di Vangelo che la liturgia propone per questa domenica, e ho citato proprio il Vangelo di Marco, nel racconto di questa donna che malata da tempo e senza ormai speranza vede nella possibilità di toccare Gesù l’unica via di scampo rimasta.

 

La donna del Vangelo (di cui non si dice il nome… e quindi ancora di più può rappresentare tutti) sente che Gesù è la sua unica speranza e si fa coraggio nel compiere un gesto che nella mentalità religiosa di quel tempo era una vera e propria trasgressione: nonostante abbia perdite di sangue, tocca Gesù. La voglia di guarire e di vivere è più forte delle leggi e delle consuetudini. Anche se rischia di essere messa a morte perché come impura tocca un maestro e uomo, lei ci prova lo stesso, perché sente che Gesù è capace di accoglienza, sa comprendere il suo dolore ed ha un potere che salva l’anima ancor prima del corpo.

 

Gesù si accorge di questo tocco anche in mezzo alla folla. “Sente” la donna anche di più dei suoi discepoli che gli sono vicini fisicamente ma forse molto più lontani con il cuore, come anche tutta la folla che è li attorno più curiosa che coinvolta. La donna nascosta tocca il cuore di Gesù e Gesù non rimane indifferente a questa povertà e fiducia insieme.

 

“Figlia, la tua fede ti ha salvata…”, dice Gesù. E così riconosce in quel gesto carico di speranza un atto altissimo di fede, proprio da una donna considerata da tutti impura (per la sua malattia) e sacrilega (per il fatto di aver osato toccare un uomo anche se era malata).

 

Ho visto nei giovani in chiesa, con tutti i loro limiti di fede e umani, un grande desiderio di vita, e una grande speranza. Sono venuti in chiesa, magari dopo anni di lontananza e di indifferenza per la vita di fede, perché toccati da una tragedia del loro amico e con lo stesso desiderio di una soluzione da parte di Gesù come lo aveva quella donna del Vangelo.

 

Sono venuti e sono sicuro (l’ho detto loro…) che Gesù vede e apprezza la loro fede e speranza, e non rimane indifferente, come non lo è stato con quella donna nascosta nella folla che gli tocca il lembo del mantello. Non so se il loro amico guarirà improvvisamente come la donna del Vangelo, ma sono sicuro che la forza dell’amore di Cristo lo raggiunge e raggiunge anche i suoi amici, la sua famiglia e anche me.

 

“Giovani, la vostra fede vi salva…”, la vostra fiducia espressa con l’essere venuti in chiesa anche solo per un attimo, è come toccare il lembo del mantello di Cristo che è ancora presente oggi nella sua Chiesa.

 

E a me insegna che non posso mai rimanere indifferente anche al più piccolo gesto di aiuto, ad ogni più piccola richiesta di speranza di chi allunga la mano per avere forza, conforto, amicizia. Devo lasciarmi toccare e avere quella stessa sensibilità di Gesù che è stato capace di “sentire” la donna, con la sensibilità del cuore.

 

 

Giovanni don

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