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Le monete e l’acqua sono due elementi materiali che in questo racconto della passione di Gesù secondo l’evangelista Matteo, diventano simboli molto forti di tutta la vicenda e provocazioni per il cammino di fede.

 

 

Le monete di Giuda

 

Giuda con i trenta denari pensa di compiere forse un’opera buona consegnando ai responsabili religiosi del popolo Gesù, il suo amico e maestro. Il suo rimorso finale insieme al fatto che getta via le monete, rinunciando alla ricompensa, ci fa intravedere la complessità dell’animo di questo discepolo traditore, una complessità che davvero assomiglia alla nostra di oggi difronte alle questioni di fede e difronte alle vicende del mondo.

 

Diciamo di sentire Dio importante nella nostra vita ma poi siamo dubbiosi e pronti a cambiare maestri di vita per la nostra coscienza quando gli insegnamenti della fede risultano troppo duri e troppo in contrasto con le nostre abitudini di vita. Come Giuda tradiamo la nostra fede nella vita di tutti i giorni anche dopo essere stati in chiesa o dopo che abbiamo ribadito di essere di “tradizione cattolica”, quando per il denaro e il benessere ci dimentichiamo di accogliere il povero, di perdonare le offese, di sostenere chi ha meno di noi. Evadere le tasse, non pagare in modo giusto i salari, l’usura, le guerre commerciali e tutti i modi in cui a livello personale e comunitario sappiamo giocare con il denaro in modo disonesto, tutto questo è come quei trenta denari di Giuda con i quali una vita è stata persa e del sangue versato.

 

Le monete gettate via in un ultimo sussulto di coscienza di Giuda, mi interrogano su come uso i miei soldi e i miei beni, se a favore solo mio o anche per il bene comune, per la vita di chi mi sta accanto.

 

 

L’acqua di Pilato

 

Lavandosi le mani Pilato in realtà se le sporca ancora di più. Aveva tutti gli elementi e il potere per far sì che non si compisse un’ingiustizia ma non l’ha fatto. E non basta lavarsene le mani!

 

Anche noi spesso ci laviamo le mani quando qualcosa attorno a noi va male, e pensiamo e diciamo “non mi importa, non mi riguarda!”

 

Ma se siamo in questo mondo così connesso non solo dalle reti tecnologiche ma soprattutto da quelle umane, non possiamo pensare di “tirarci fuori” e di “lavarci le mani” se ci sono ingiustizie, cattiverie, guerre, migranti, poveri.

 

Dio non ha avuto paura di sporcarsi le mani quando è sceso con Gesù in mezzo agli uomini, per prendersi cura dei più lontani, disperati, peccatori.

 

Come il Samaritano che non ha paura di sporcarsi le mani del sangue del povero picchiato dai ladri sulla via di Gerico, anche Gesù si è sporcato le mani del sangue suo e dell’umanità. E mentre Pilato ha le mani pulite e si sente al sicuro, Gesù muore con le mani sporche di sangue, che è il suo e quello dell’umanità.

 

Non voglio dunque anche io immergere le mani nella tinozza d’acqua di Pilato, anche perché sarebbe inutile.

 

Voglio imparare da Gesù e sporcarmi anche io le mani della vita di ogni essere umano. E in questo sangue innocente ritrovare il mio candore interiore, dove Dio abita.

 

 

Giovanni don

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