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“Gli parlarono di lei…”

 

Secondo me inizia proprio qui il “miracolo” di Gesù nella guarigione della suocera di Pietro a letto con la febbre. Gesù sembra proprio aver guarito quella indifferenza e pregiudizio che portava ai suoi tempi a non occuparsi delle donne, soprattutto se malate (quindi religiosamente impure). E non dimentichiamo che siamo ancora di sabato, e l’evangelista Marco ci tiene a sottolinearlo nella scansione temporale del suo racconto (“…uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa”)

 

Nella mia recente visita a Cafarnao, in Terra Santa, ho visto i resti della casa di Pietro. Della casa originale del pescatore di Galilea e della sua famiglia è rimasto ben poco, perché quasi subito la prima comunità cristiana l’aveva trasformata in luogo di ricordo e preghiera, e poi nei secoli successivi le costruzioni fatte sopra hanno ridotto ancor di più gli elementi originali. Eppure rimane ancora qualcosa di quel luogo, ed è li per ricordare anche questo gesto di guarigione di Gesù che di sabato, giorno sacro per gli ebrei nel quale non era permesso fare alcun lavoro, anche medico, invece guarisce una donna e le ridona la possibilità di mettersi essa stessa al servizio. Da categoria di serie b, confinata in un letto, Gesù la risolleva (materialmente e spiritualmente) come membro attivo e di valore nella piccola comunità.

 

Ma, come dicevo all’inizio, a me colpisce il fatto che della sua malattia si interessano gli stessi discepoli. Potevano benissimo fare a meno di parlarne a Gesù, sia perché è una donna, sia perché non ha una malattia particolarmente grave, sia perché è sabato. Ma Gesù liberatore, ha liberato anche il cuore dei suoi discepoli dalle catene dell’indifferenza e delle consuetudini religiose e culturali. Gesù viene presentato come un potente liberatore dai demoni che incatenano gli uomini, anche i più religiosi. Gesù continua la sua “pesca” salvando l’umanità dall’affogare nel mare di cattiveria, pregiudizio, razzismo, indifferenza che sono i veri demoni molto potenti anche oggi.

 

E’ quello che vorrei chiedere a Gesù anche io oggi. Di essere liberato da ogni forma di chiusura e indifferenza che mi porta a guardare solo a me stesso o a chi mi sta più vicino e caro senza prendermi cura dei problemi e dei mali del prossimo.

 

Politicamente oggi sembra far molta presa nel mondo la prospettiva del “prima i nostri…”, enfatizzando i problemi ed esigenze della propria nazione, del proprio gruppo sociale ed etnico. Gli altri, gli stranieri, coloro che appartengono ad altre categorie sociali ed etniche, diventano secondari se non addirittura nemici e ostacoli al benessere mio e dei “nostri”.

 

Ecco il demone molto potente dal quale farsi liberare da Gesù! Ecco quindi la necessità più forte che mai che Gesù predichi forte al nostro cuore e lo liberi. I discepoli, pur con tutte le chiusure che conservano e con tutte le durezze di cuore che ancora manifesteranno nel corso del racconto del Vangelo, hanno però imparato un po’ la lezione di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, quando Gesù libera l’uomo posseduto. E così appena usciti parlano della suocera e diventano un ponte (e non un muro) tra Gesù e la sofferenza di questa donna.

 

E’ quello che chiedo e chiediamo anche noi oggi al “pescatore di uomini” e al “liberatore dai demoni” Gesù: liberaci dal male, dall’indifferenza, dal “prima i nostri” che ci incatena  e ci blocca nella nostra febbre egoistica e non ci aiuta a metterci a servizio del bene di tutti.

 

 

Giovanni don

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