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Ricordo bene la sera della festa del mio 25esimo di ordinazione qui in parrocchia, lo scorso anno. È stata davvero una domenica di festa ricca di affetto da parte della comunità parrocchiale e del paese intero, anche da parte di persone che magari in chiesa si vedono poco ma che hanno voluto dimostrare il loro affetto per il loro parroco.

 

Era stata una giornata lunga con le messe, il pranzo comunitario, la festa in oratorio e l’incontro di tanti ai quali dovevo dedicare almeno un momento per ricambiare gli auguri e l’affetto. Stavo chiudendo la porta della chiesa dopo la messa della sera con il solo desiderio di salire in casa e mettermi sul divano, quando vedo un uomo che si ferma e mi guarda dall’altra parte della strada. Era magro, alto, grigio di capelli, con uno zaino e l’aria di uno che aveva camminato tutto il giorno. Dentro di me ho subito pensato che volesse qualcosa, forse dei soldi data l’aria un po’ da barbone. Ammetto che dentro di me ho detto “oh no… proprio adesso che mi volevo riposare!”. E ammetto che questo pensiero di “rifiuto” non l’ho avuto solo quella volta ma anche tante altre, quando mi è stato chiesto qualcosa di più del dovuto, quando ho ritenuto che era giusto pensare alle mie cose, quando non avevo voglia di mettermi dentro i problemi degli altri… Mentre una parte di me si lamentava e pretendeva il giusto riposo, l’altra parte di me, sorridendo, mi ha detto “ecco il regalo del Signore per il tuo 25esimo! Un povero da ascoltare prima di tutto e poi da aiutare…”. Si, ho sorriso dentro di me, perché proprio nella giornata in cui celebravo il mio essere “a servizio della comunità” mi lamentavo di una buona occasione di mettere in atto il servizio…

 

Nel Vangelo di questa domenica del Corpus Domini, la Chiesa ci fa ascoltare uno dei tanti racconti della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Questo fatto viene raccontato più volte e ciò significa che ha segnato molto la memoria dei discepoli, e nei secoli la comunità dei credenti ha visto una profezia del vero senso della Celebrazione Eucaristica. Nel racconto è chiaro come i discepoli sono “infastiditi” dal problema dello sfamare la folla. Sono in un luogo deserto e ci sono un sacco di persone accorse ad ascoltare Gesù. La cosa strana è che sembra che nessuno si sia preoccupato di portarsi qualcosa da mangiare per sé e la famiglia. Già qui possiamo comprendere il “fastidio” dei discepoli che giustamente pensano che la folla dovrebbe arrangiarsi nel procurarsi il cibo. Se tutti quei 5000 uomini con famiglia si sono trovati in quella situazione di fame nel deserto è un problema loro, della loro imprevidenza.

 

I discepoli nel loro egoismo crescente arrivano ad invertire i ruoli con Gesù, volendo loro insegnare a lui cosa si deve fare: “i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta»…”

 

La cosa straordinaria di questo passo del Vangelo è che è proprio la moltiplicazione il vero cuore della giornata. Degli insegnamenti di Gesù in quel giorno non si fa che un rapido accenno nel racconto, mentre viene messo in evidenza prima di tutto l’egoismo pauroso dei Dodici (hanno paura di affrontare il problema e che venga a mancare quel poco che si sono portati per loro stessi), e poi il vero insegnamento pratico di Gesù Maestro: “Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare»…”

 

I poveri discepoli non hanno però che 5 pani e due pesci. Ma proprio da quel poco Gesù compie il vero insegnamento che diventa lo stile della comunità cristiana e il significato della stessa Eucarestia domenicale. Gesù insegna in modo pratico che la condivisione “senza se e senza ma”, scaccia paure ed egoismi. Gesù non giudica la folla senza cibo nel deserto. Non condanna nemmeno i discepoli ma li invita ad avvicinarsi veramente a quei poveri e dare loro da mangiare. Si era creato infatti un vuoto fatto di paure e giudizi, anche tra i discepoli e la folla, e Gesù con quel gesto riallaccia i rapporti nella carità, nella condivisione, nella comunione.

 

Alla fine non solo tutti mangiano, ma ne avanza pure… ben 12 ceste, tante quante i discepoli increduli e inizialmente egoisti.

 

In questi giorni (il 20 giugno) si celebra la Giornata Mondiale dei rifugiati. Nel mondo le guerre, le ingiustizie economiche e anche i cambiamenti climatici producono milioni di profughi che sono costretti a fuggire nel deserto della povertà. Fanno paura i profughi e “minacciano” le nostre sicurezze e quel poco che abbiamo. Come cristiani, se crediamo davvero al Vangelo e a quella Messa domenicale che non può rimanere solo un rito tradizionale, non possiamo che rimetterci alla scuola di Gesù e credere nella condivisione dei beni, della terra, delle case, delle risorse. Se ci lasciamo vincere dalle paure (e da chi le coltiva) rischiamo davvero di diventare tutti più poveri, non tanto di beni, ma di umanità.

 

 

Giovanni don

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