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Un buon insegnante secondo me non è solo quello che conosce bene la propria materia ma è colui che la sa trasmettere a chi impara nel modo giusto. Si tratti di scuola, arte, danza, musica e anche sport, il metodo di insegnamento è fondamentale nella trasmissione delle conoscenze.

 

Mi ricordo una mia insegnante di matematica alle scuole medie che mi spinse a frequentare il liceo scientifico anche se non sono mai stato uno molto capace con numeri e formule. Con il suo entusiasmo personale e facendomi capire che credeva nelle mie capacità mi convinse che avrei potuto fare anche quella scuola che all’inizio avevo scartato. Ma se ripenso a tutto il mio percorso di vita, le persone che più mi hanno aiutato ad imparare e a crescere sono state quelle che non mi hanno costretto con la forza e con le minacce ma quelle che hanno puntato su di me, spingendomi a credere in me stesso.

 

Leggendo questa pagina del Vangelo, mi immagino così Gesù che si rivolge ai suoi discepoli. Il Maestro propone loro ideali altissimi e uno stile di vita molto impegnativo, al limite dell’impossibile: amare i nemici, fare del bene a chi ti odia, dare senza pretendere in cambio, arrivare persino a “porgere l’altra guancia” a chi ti percuote.

 

Una persona davanti a  questo passo del Vangelo mi ha detto che oggi è impossibile da vivere e ci vuole davvero una fede troppo grande. Ha perfettamente ragione! Questo modo di fare è più da Gesù che da essi umani normali!

 

Gesù per primo ha vissuto tutto questo fin dall’inizio: ha amato i suoi nemici e ha dato tutto se stesso fino a dare la propria vita sulla croce. E sulla croce non ha odiato nessuno, rifiutando ogni vendetta.

 

Eppure proprio perché così “impossibile” come stile di vita Gesù ce lo propone perché crede in noi,  e crede che in noi, per quanto egoisti e chiusi siamo, rimane sempre il dono di Dio.

 

Siamo fatti di carne e di cielo, ci ricorda San Paolo nella seconda lettura, dalla lettera ai Corinti. Abbiamo dentro di noi l’uomo Adamo e l’uomo Gesù, la terra e lo Spirito, abbiamo Dio.

 

Gesù crede che anche nel 2019, in mezzo a cattiverie, soprusi, ingiustizie e divisioni, possiamo arrivare ad un amore come il suo. E ci invita a farlo non con la minaccia della punizione divina (“se non vivi i comandamenti verrai punito!!!”) ma con l’esortazione del maestro che ha capito le nostre potenzialità, le vede e vuole che le vediamo anche noi.

 

In questi giorni la Chiesa si sta dolorosamente confrontando con la piaga della pedofilia all’interno del clero. In Vaticano il Papa ha radunato i vescovi perché si affronti senza paura e con tutta la franchezza possibile un male che ha minato la credibilità della missione della Chiesa. Credo che sia davvero la buona occasione per riconoscere che in noi come cristiani tutti (non solo preti e vescovi) convive la fragilità, il peccato, la cattiveria, ma rimane ancora lo Spirito, il cielo, Dio! Giusto riconoscere e combattere il male, ma che questo non ci faccia dimenticare che abbiamo sempre la possibilità di crescere e mostrare l’amore di Dio, il suo volto in noi.

 

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”, dice Gesù ai suoi amici, a noi, a me. È davvero un invito a non farci bloccare dagli errori e dai limiti ma credere che possiamo amare come Dio, che ama tutti, senza condanne e senza castighi.

 

Siamo fatti per amare non per peccare, siamo fatti per perdonare e non vendicarci, siamo fatti per donare e non per accumulare in modo egoistico, siamo fatti per dare la vita e non per perderla chiusi in noi stessi.

 

Gesù buon maestro ci dà l’esempio e ci dice che nonostante tutto, se ci crediamo anche noi, possiamo essere come lui.

 

È vero come diceva quell’uomo che ci vuole molta fede per fare tutto questo. E non è tanto la fede in Dio, ma la fede in noi stessi. O Signore aumenta la nostra fede, la fede in noi stessi, la fede che possiamo amare come Dio, come Gesù.

 

 

Giovanni don

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