GMGIOVA FLASH NEWS, News_Voce | | 23/08/2011
Monsignor Italo Castellani tocca il cuore dei vicentini, nella catechesi conclusiva a Madrid“Sono venuto alla Gmg di Madrid per capire che cosa Dio sta scrivendo attraverso la vostra generazione e una delle istanze che vi sento portare è: Chiesa, sii testimone di sobrietà, di verità, di amore e di pace e sii coerente con il Vangelo”. Così, durante la terza giornata di catechesi per i giovani italiani a Madrid, mons. Italo Castellani, arcivescovo di Lucca, ha risposto alla sollecitazione di uno dei giovani presenti, il vicentino Luigi Baldrani, studente di Teologia al Seminario di Vicenza, che evidenziava la debolezza della testimonianza della vita buona del Vangelo da parte della Chiesa cosiddetta “istituzionale”.
Ai giovani delle diocesi di Vicenza, Otranto, Roma, Novara e Cagliari riuniti nella chiesa del Purismo Corazon de Maria, il prelato ha proposto il tema “Testimoni di Cristo nel mondo” come impegno personale.
Per essere testimoni servono tre azioni: conoscersi, decidersi e giocarsi. “Voi siete un prato in fiore – ha adetto mons. Castellani ai presenti – . Ma se anche un solo fiore pensasse di nascondersi, il prato sarebbe incompleto. Ugualmente, se tu decidessi di non esser piùparte della Chiesa – ha proseguito indicando uno dei ragazzi -, la Chiesa sarebbe mancante di te”. Allora e’ importante riconoscersi come dono unico e irripetibile, e “ciascuno di noi è irripetibile perchè ricco dell’amore di Dio”.
Conoscersi e’ fare i conti con i propri difetti, ma anche guardare alla propria storia e vedere che, in alcuni momenti, “hai avuto la forza di superare difficolta’ anche gravi grazie all’azione dello Spirito Santo in te”.
“Decidersi – ha proseguito l’arcivescovo di Lucca – significa imboccare una strada, dare una direzione alla propria vita; vuol dire non improvvisare, ne’ teorizzare, ma fare piccoli passi e piccole scelte concrete”. A queste, poi, bisogna essere fedeli, specialmente quando richiedono uno sforzo maggiore. Infatti, “la vita nostra quotidiana non va mai saltata, perchè un giorno saltato è un giorno non vissuto”. Decidersi, in particolare, è “il frutto di un taglio evengelico che voglio dare alla mia vita”, perciò “riguardo alle vocazioni (al matrimonio, al presbietrato, alla vita consacrata…), una decisione va presa”.
E quando si decide, ci si gioca. “Gesù l’ha fatto sulla croce”. “La croce – ha spiegato mons. Castellani citando Giovanni Paolo II – è inscritta nella vita dell’uomo. Siamo fatti per la vita, eppure non possiamo eliminare dalla nostra storia personale la sofferenza e la prova”.
Dalle tre azioni, scaturiscono tre strade. L’Arcivescovo le ha appena abbozzate, in quanto immediatamente comprensibili. “La prima e’ l’adempimento dei propri compiti”. La seconda è “amare il nostro tempo quale dono di Dio e momento propizio affidato alla nostra responsabilita’” (“Perchè quanto tempo diventi più bello, c’è bisogno di te. Vai con fiducia verso gli altri, verso i feriti di oggi!”). La terza strada è partecipare e creare una cultura di pace. Ma serve un cuore sgombro di pensieri viziati “e non è cosa facile neppure per me che sono Vescovo”.
Qualche tempo fa, camminando su una via di Lucca, mons. Italo Castellani ha incrociato un migrante nordafricano. Erano soli: inevitabile guardarsi e salutarsi. Il migrante si è fermato e ha teso verso l’Arcivescovo la mano aperta. “Ecco, ci siamo – ha pensato il monsignore un po’ infastidito –, adesso mi chiede qualcosa”. Invece nel palmo il forestiero teneva dei pistacchi, forse la sua cena, e gliene ha offerti. Monsignor Castellani ne ha preso uno, che ha gettato via subito dopo, arrivato al cortile del Vescovado, pensando “Chissà quanto sarà sporco!”.
Ma quel pistacchio non mangiato gli è comunque rimasto sullo stomaco tutta la notte. Così il mattino seguente lo è andato a cercare e lo ha raccolto. Da allora lo tiene sullo scrittoio a ricordo di quanto sia facile scivolare nel pregiudizio. “Quel pistacchio – ha detto ai giovani italiani a Madrid – mi ha graffiato il cuore”.
Luca de Marzi