GMGIOVA FLASH NEWS, News | | 27/08/2011
Ben quattromila preti sono giunti da tutto il mondo per partecipare alla Gmg di Madrid assieme ai loro giovani. Un numero che ha «veramente colpito» perfino lo stesso Benedetto XVI, il quale, nel corso dell’Angelus a Cuatro Vientos, li ha ringraziati tutti «dal profondo dell’anima», incoraggiandoli «a continuare coltivando la pastorale giovanile con dedizione ed entusiasmo».
Con 19 preti e un diacono, anche la diocesi di Vicenza ha fatto la sua parte. Per questo vanno citati: don Giampaolo Barausse, don Giovanni Casarotto, don Alessio Dal Medico, don Lorenzo Dall’Olmo, don Andrea Dani, don Alberto Dinello, don Andrea Guglielmi (direttore dell’Ufficio diocesano per i giovani), don Giovanni Imbonati, don Enrico Lovato, don Federico Mattiello, don Giuseppe Mattiello, don Domenico Pegoraro, don Emilio Piazza, don Adriano Preto Martini, don Simone Stocco, don Luca Trentin, don Roberto Xausa, don Giorgio Zanetti, don Matteo Zorzanello. Preti giovani e di mezza età, con la punta di massima saggezza rappresentata da don Emilio Piazza, di 75 anni. Il diacono, don Andrea Lupato, sarà ordinato presbitero il 1° ottobre.
Quale significato ha la loro partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid? Lo abbiamo chiesto a don Giampaolo Barausse, arciprete di Caldogno.
«È stato come tornare alla sorgente della nostra fede, per ripartire da Cristo – spiega -. Quel grande palco all’aeroporto Cuatro Vientos, davvero è stato una cascata di Luce nella quale, noi preti e i nostri giovani, ci siamo immersi e lì abbiamo lasciato le nostre ombre e le nostre paure perché abbiamo capito di non essere soli, ed è stato l’impressionante silenzio davanti a Gesù Eucaristia a darci questa consapevolezza. Per la nostra diocesi e per i miei giovani la Gmg 2011 è stata una “pista di decollo”, ora non ci resta che volare con nel cuore le parole del Papa: “Dio vi ama uno per uno. Se rimarrete radicati nel suo amore e nella fede, nessuna avversità, nessuna paura del mondo, né del futuro, né debolezza, potrà paralizzarvi!».
Don Giampaolo, dopo l’esperienza di Madrid, quali risonanze porta nel suo cuore di uomo, di cristiano e di presbitero?
«Inizio con le risonanze di uomo. Mi porto a casa le lunghe file: fila al bar, fila al ristorante, fila per la toilette, ma fila anche per andare a confessarsi ed entrare nella tenda dell’Adorazione Eucaristica. Un popolo in fila che attendeva con pazienza il suo turno, ma nell’attesa incontrava e conosceva l’altro.
Poi le risonanze nel cristiano. Il ventaglio per attenuare la morsa del caldo. Il Ventaglio, lo sappiamo per esperienza diretta, non crea aria, ma la sposta: l’aria c’è già e grazie al ventaglio diventa Vento. E così per la Chiesa, lo Spirito – che è Vento – c’è già, ma ci serve un Ventaglio per sentirlo. La Gmg è stata questo ventaglio che ha come mosso lo Spirito e ci ha ritemprati nella fede.
Infine le risonanze nel prete. I giovani hanno bisogno di segni. Quindi, anche di preti che in-segnano con entusiasmo. Il Papa avverte però: “Noi dobbiamo essere santi per non creare una contraddizione fra il segno che siamo e la realtà che vogliamo significare”. Il segno è l’amore di Dio per ciascun uomo».
Secondo lei, la Giornata mondiale della gioventù è un evento straordinario e isolato oppure una tappa nella vita pastorale ordinaria dei giovani delle nostre comunità?
«Ero partito con l’idea di assistere a un evento che sarebbe rimasto isolato nel tempo, pur carico di molti significati, ma ora, tornato a casa, penso sia un “miracolo” che si ripete. E questo “miracolo” crea la voglia di “cambiare” qualcosa nella nostra vita. Alcuni giovani hanno chiesto come si fa a “testimoniare” Gesù in mezzo ai loro coetanei, altri hanno riscoperto il gusto del silenzio, qualcuno ha avuto risposte e tanti sono tornati pieni di interrogativi, ma il più diffuso è questo: “Che cosa devo fare della mia vita? Signore che cosa vuoi da me?”. Ecco il miracolo: ridestare nel cuore dei giovani la verità santa che la nostra vita non è in mano al destino, ma è Progetto d’amore iscritto nel cuore stesso di Dio. E di questi miracoli ne abbiamo tanto bisogno».
Luca de Marzi
“La Voce dei Berici” n. 35 – 11 settembre 2011