Gv 3,1-11: “ALZATI, VA’ E NON TEMERE”Locandina Tip.D.L promo

 

Ci vuole del coraggio, io credo – e fiducia – per ricevere una parola nel buio. Una parola che ci raggiunge e prende corpo; ci feconda, e suscita relazione, la nostra risposta. E questa è anche l’esperienza vissuta da Nicodemo. Può sembrare strano, come giovani, mettersi in ascolto della storia di un uomo maturo come Nicodemo. Ma è la Scrittura che splendidamente ci sposta, e anche in ciò che sembra diverso da noi ci fa trovare una verità e una benedizione per la nostra vita.

 

Alzati e va’. Che meraviglia, questo primo passo. Ci muoviamo continuamente, cerchiamo di orientare il nostro muoverci, eppure la ragione ultima di un viaggio che inizia resta sempre al di là dei motivi che riusciamo a esprimere. Partiamo perché seguiamo un moto profondo che nell’intimo ci spinge al primo passo. Come Nicodemo ci mettiamo in cammino anche per cercare Dio, e scopriamo che è proprio Dio il primo a cercare noi. Nicodemo parte ma Gesù lo sta aspettando. Questo primo passo, alzarsi e andare, è momento anche difficile, doloroso: richiede un distacco, determinazione, affidamento. Mille ragioni per non partire, eppure il primo passo si impone – «È tempo, parti!». In cerca di risposte, di un di più di senso e pienezza, di qualcuno che ti riconosca e ti ami. «Fai salpare il tuo sogno, ficcaci dentro la tua scarpa».

 

L’evangelista ci presenta Nicodemo come uno tra i farisei: adulto, osservante della legge, ha una carica importante, è membro del sinedrio, un uomo ormai arrivato. Forse proprio perché sente il peso della sua reputazione ha paura di compromettersi, di uscire allo scoperto. Eppure qualcosa lo muove, e lo muoverà in seguito dietro a Gesù.

 

«Costui andò da Gesù, di notte». Credo che possiamo guardare a questo «notturno» non solo in termini negativi: piuttosto come una situazione in cui alcuni segni a noi sconosciuti, che normalmente non consideriamo, alla luce della luna invece vengono fuori. C’è un tempo più notturno, nel nostro cammino, in cui però emergono segni nuovi, di altro genere, meno roboanti e accecanti. La notte è anche il tempo del sogno, e nella notte sperimentiamo un senso di libertà: un amico mi faceva notare che «di giorno dobbiamo essere, di notte possiamo essere». Nuove possibilità, e dunque anche timore. Serve coraggio per attraversare la notte, ma Nicodemo – che un po’ di paura ce l’ha (se non altro del giudizio altrui) ci fa comprendere che va bene, la paura c’è, siamo umani e a volte c’è; l’importante è che non ci blocchi; l’importante è far prevalere la fiducia che muove i passi.

 

Nicodemo si rivolge a Gesù facendo riferimento ai segni che aveva compiuto: «nessuno può compiere questi segni se Dio non è con lui». È sincero: vede i segni e li interpreta: la sua è una confessione di fede, ma di una fede fondata sui segni grandiosi, abbagliata dai miracoli. Nicodemo, e noi come lui forse, è un uomo che sembra aver fede ma per ora pretende di credere dietro visioni di segni imponenti.

 

È scritto «Gesù rispose» ma a ben guardare Nicodemo non gli ha fatto una domanda (e quelle che seguiranno sono domande retoriche). E allora, forse, è lui stesso, la domanda. E qui, c’è lo spazio per tutte le domande che noi portiamo nel cuore e nelle notti irrequiete, per la domanda che siamo a noi stessi. E Gesù suscita altre domande in Nicodemo, e forse anche la fede in fondo non è tanto una risposta quanto una domanda in più. Noi per cosa saremmo disposti ad alzarci nella notte? Quali desideri e domande ci stanno muovendo? Beatitudine – inquieta – delle domande.

 

Gesù usa il verbo nascere, rinascere: la posta in gioco è vedere ed entrare nel regno di Dio attraverso una nascita. Più che di nascere si tratta però di essere generati; la vita infatti non ce la diamo da soli, ci è data in dono. C’è qui anche un richiamo alla Pasqua e alla risurrezione: si viene alla vita in Gesù risorto, il Vivente; è necessario un passaggio pasquale per rinascere; c’è una realtà da lasciare alle spalle per essere introdotti in un’altra che richiede libertà. Esci fuori che nasci. La notte di Nicodemo diviene il grembo per essere generato, e nelle nostre notti conosciamo bene che a farci rinascere è la misericordia di Dio (uterina, delle viscere e del grembo); il coraggio è a volte quello di esporsi alla misericordia materna del Padre. Certo venire alla luce richiede tempo, richiede un travaglio, che anche Nicodemo vivrà nel suo cammino, ma nel quale il Signore ci è a fianco.

 

Una nascita dall’alto, dice Gesù (il termine greco può anche significare “di nuovo”); una nascita da acqua e Spirito, dunque anche un po’ difficile da capire. Siamo riportati a Genesi, quando lo Spirito aleggiava sulle grandi acque, grembo da cui la parola di Dio ha tratto la creazione; siamo riportati all’Esodo, alle acque del Mar Rosso aperte grazie al vento di Dio che soffia per tutta una notte; soprattutto siamo riportati allo Spirito Santo di Pentecoste e all’acqua che sgorga dal costato trafitto di Gesù sulla croce. Questa rinascita, che è anche conversione, non può che avvenire dall’alto, che è l’alto della croce, rivelazione di un Dio sconvolgente; e Nicodemo, che lo seguirà fino a lì, capirà.

 

Gesù alla fine è quasi ironico con Nicodemo: «Sei un maestro e non conosci queste cose?». Nicodemo stesso si era rivolto a Gesù definendolo due volte «maestro», e nel suo discorso c’era un’insistenza sugli elementi intellettuali. Conoscere però è diverso da capire: conoscere dice di un’esperienza. La cosa decisiva che fa Nicodemo, è mettersi in ascolto del maestro, diventare discepolo. E l’espressione che ora non capisce rimarrà dentro di lui, accompagnerà la sua ricerca.

 

Insomma quest’uomo intuisce la grandezza della sfida e si mette in gioco. Le sue obiezioni non chiudono, ma aprono. Il problema non è porre obiezioni a Dio, nelle Scritture chiunque sia chiamato lo fa, e il Signore non vuole esecutori ma partner liberi. Servono però obiezioni che aprono: che poniamo per metterci in gioco, e non per tirarci indietro.

 

Se osserviamo il testo vediamo che Nicodemo ribatte su ciò che si può fare e ciò che non si può, impossibile. E invece no: è possibile, ma per opera di Dio; dall’alto e nello Spirito si può rinascere anche da vecchi. È chiaro che essere vecchi non è di per sé negativo, ma la parola «vecchio» ci arriva con significati che vanno oltre l’età anagrafica e possono dire una situazione interiore. Anche noi giovani possiamo essere vecchi, quando ci ripieghiamo sul passato o siamo appiattiti sul presente, mentre l’incontro con Gesù spalanca futuro davanti a noi. Conosciamo la paura di chi, come Nicodemo, è arrivato a un certo punto e crede non si possa proprio ricominciare daccapo; e però la Parola di Dio ci sposta e può chiederci di ricominciare e cambiare, farci sentire l’esigenza di una nuova prospettiva, liberante, ma che ci spaventa un po’. Eppure dall’alto e nello Spirito si può rinascere sempre, perché c’è di più e perché non siamo tutto qui. E la salvezza è non essere condannati a essere solo quello che sappiamo di noi stessi. C’è di più, c’è un’eccedenza, una verità profonda di noi ed è in mano a un altro, che ci ama infinitamente.

 

«Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va». Il vento soffia dove vuole, lo Spirito sconfina. Se siamo fermi, sempre allo stesso punto, inchiodati alla stessa riva, non sarà forse perché non ascoltiamo il vento, e non gli facciamo spazio nelle vele, per uscire al largo?

 

Alzati va’ e non temere. Ci sentiamo più sicuri a terra ma che sicurezza è quella di una nave sempre ferma in porto, le vele ammainate, chiuse a ogni soffio di vento? Come per Nicodemo, ci è chiesto di lasciare la terra ferma delle cose prevedibili, e partire.

 

Alzati va’ e non temere. Giunto il tempo di partire non c’è altro da fare che affidarsi a piene vele a questo soffio di Dio. «Sii il navigante che apre la vela al vento».

 

Fa’ o Signore che sia questo il tempo del nostro alzarci e del nostro partire, ripartire, per incontrare e seguire te che ci chiami e ci accompagni.

 

 

Enrico Zarpellon

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