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Speciale CARMEN CONSOLI: L’intervista – podcast

22.10.2010 | 19:58

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Podcast: Esegui in una Nuova Finestra | Scarica

a_carmenIn questa attesa interminabile di ore ingrovigliate e incerte un’improvvisa ondata di rondini disegna voli strabilianti.


Prima del suo arrivo avevamo lanciato uno sguardo furtivo a quel camerino improvvisato: un piccolo spazio alle spalle del palco, un divanetto, un tavolo con un frugale buffet, pareti che avrebbero avuto bisogno di una pennellata di bianco leggero. Sulla porta un semplice foglio con su scritto il suo nome. Poi Carmen è arrivata e si è chiusa alle spalle la porta di quel camerino. 
Abbiamo atteso nervosamente che quella porta si riaprisse per entrare e intervistare finalmente la Cantantessa. 
Le settimane precedenti il concerto erano state frenetiche, spese in gran parte a immaginare quell’incontro e a pensare un’intervista che potesse raccontare Carmen agli ascoltatori di Radio ViGiova.
In realtà non è andata come ci aspettavamo, non abbiamo intervistato Carmen come avevamo pensato, l’abbiamo più semplicemente “incontrata”. Ci ha aperto la porta del camerino come fosse stata la porta di casa sua, ci ha accolti e fatti accomodare su quel divano intravisto, quasi furtivamente, poco prima. Ci ha sorpresi offrendoci da bere, chiedendo se avevamo fame, proprio come si fa con amici e familiari. 
Si è creato da subito un clima impensato di condivisione e pochi gesti hanno narrato, più di tante parole, la semplice umanità, il calore di chi dà valore alle persone e alla bellezza dell’incontro con l’altro, chiunque esso sia.
L’attesa intervista si è trasformata di fatto in un dialogo intessuto di domande e risposte che hanno svelato la contiguità di punti di vista ed esperienze in apparenza lontani. Carmen ci racconta come ad allontanare persone, religioni o culture, non siano le idee o i valori in cui ciascuno
crede, ma piuttosto gli stereotipi che prescindono dall’ascolto e generano pregiudizi e incomprensioni.
Partendo proprio dalla sua presenza sul palco dell’ Asolo Free music festival, che raccoglie fondi per un’associazione benefica, Carmen ci ha raccontato l’importanza del dono, l’urgenza di non pensare solo a noi stessi, di accogliere le richieste di aiuto, condividendo con gli altri ciò che si ha perché, per dirla con lei, “se tu accendi una luce per qualcun altro ci vedi meglio” ed “è una gioia immensa vedere negli occhi di qualcun altro un attimo di sollievo, un sorriso procurato da te”. 
Carmen si dichiara buddista, ma non è un caso che abbia accettato l’intervista di Radio ViGiova e quindi il confronto con una realtà cattolica. Dalle sue parole traspariva la convinzione che nella contaminazione di pensieri ed esperienze risieda una risorsa straordinaria per vincere ipocrisia e intolleranza; critica nei confronti di alcuni aspetti della Chiesa cattolica, ma affascinata dal messaggio e dalla figura di Cristo, Carmen sottolinea la fecondità del dialogo e dell’ecumenismo e la necessità di lavorare all’unisono contro quello che definisce l’ impoverimento delle coscienze.
Anche per questo, per dar voce a chi troppo spesso non riesce farsi ascoltare e a trasmettere il suo punto di vista, sopraffatto dal frastuono quotidiano, le canzoni di Carmen raccontano spesso storie difficili che hanno per protagoniste persone che si ritrovano ai margini della società, al di fuori della cosiddetta normalità, persone spesso emarginate, in lotta, perdenti. 
Nei suoi testi Carmen parla anche della sua terra, la Sicilia: ci regala l’incanto di paesaggi profumati di zagare e gelsomini, ma ci spezza il fiato ricordandoci il dramma della mafia che insanguina quelle terre, dell’omertà che tenta di nascondere e proteggere quel male profondo. Di tutto ciò Carmen ha parlato anche con noi, in un fluire di ricordi personali ed emozioni difficili da frenare, impossibili da non trasmettere. Abbiamo sentito in lei la sofferenza per questa realtà, l’esigenza di denunciarla ancora una volta e, contemporaneamente, la speranza incrollabile che tutto questo possa finire con l’impegno e la volontà di tutti.
Ci ha lasciato un piacevole sapore di intimità e condivisione quest’intervista trasformatasi in dialogo e ci piace l’idea di donare, anche a chi sta leggendo queste righe, l’augurio di Carmen per un mondo fatto di “più gioia, più speranza, meno aspettative, più desiderio, più sorriso”, in cui il giudizio ceda il passo alla comprensione.

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Grazie a tutti della vostra partecipazione!

Di seguito la tracklist della puntata e i testi delle canzoni

Intervista su Youtube:

 

Tracklist

1. Fiori d'arancio – Carmen Consoli

2. Per niente stanca – Carmen Consoli

3. Piccolo Cesare – Carmen Consoli

4. Contessa miseria – Carmen Consoli

5. Maria catena – Carmen Consoli

6. Matilde odiava i gatti – Carmen Consoli

7. Fino all'ultimo – Carmen Consoli

8. Amore di Plastica – Carmen Consoli

9. Mulini a vento – Carmen Consoli

10. 'A finestra – Carmen Consoli

11. Mio zio – Carmen Consoli

12. Blu notte  - Carmen Consoli

13. Mandaci una cartolina – Carmen Consoli

tried to break her to a science
in an act of good defiance
i broke her heart.
There’s a pull up on her theories
there’s a watch her growing weary
i broke her heart.
having heavy conversations
about the frivilous constellations of our souls. oh
we’re just trying to find some meaning
in the things that we believe in
but we got some ways to go.
of all of the things that she’s ever said
she goes and says something that just knocks me dead.You won’t find faith or hope down a telescope
You won’t find heart and soul in the stars
you can break everything, got the chemicals?
but you can’t explain a love like ours.
ooohhhh
its the way we feel, yeh this is real.
ooohhhh
its the way we feel, yeh this is real.
i tried pushing evolution
as the obvious conclusion of the start.
but it was all my own amusement
saying love was an illusion of a hopeless heart.
of all of the things that she’s ever said
she goes and says something that knocks me dead.
You won’t find faith or hope down a telescope
You won’t find heart and soul in the stars
you can break everything, got the chemicals?
but you can’t explain a love like ours.
ooohhhh
its the way we feel, yeh this is real.
ooohhhh
its the way we feel, yeh this is real.
of all of the things that she’s ever said
she goes and says something that just knocks me dead
You won’t find faith or hope down a telescope
You won’t find heart and soul in the stars
you can break everything, got the chemicals?
but you can’t explain a love like ours.
ooohhhh
its the way we feel, yeh this is real
ooohhhh
its the way we feel, yeh this is real

Testi

1. Fiori d'arancio – CARMEN CONSOLI

Aveva uno sguardo intenso e diretto, le dita curate e un sarcasmo congenito, labbra sottili, armonioso contorno di denti bianchi e perfetti. Poche parole, eleganza nei modi, una lieve cadenza d’oltralpe e dominio di sé. Gli incontri divennero assidui e frequenti, nei luoghi e agli orari più insoliti. Quell’uomo intrigante teneva le redini con singolare destrezza. Pochi preamboli quando mi chiese: “vorresti sposarmi?”, era onesto e sicuro di sé. Ricordo il giorno del mio matrimonio, l’abito bianco di seta ed organza, fiori d’arancio intorno all’altare, aspettavo il mio sposo con devozione. La chiesa gremita di gente annoiata per l’interminabile attesa. Alle mie spalle sbadigli e commenti e di lui neanche l’ombra lontana. Pochi preamboli quando mi chiese: “vorresti sposarmi?”, era onesto e sicuro di sé. Ricordo il giorno del mio matrimonio, l’abito bianco di seta ed organza, nessuno sposo impaziente all’altare, soltanto un prete in vistoso imbarazzo. Ricordo il giorno del mio matrimonio, l’abito bianco di seta ed organza, nessuno sposo impaziente all’altare, soltanto un prete in vistoso imbarazzo. Ricordo il giorno del mio matrimonio, l’abito bianco di seta ed organza, nessuna marcia nuziale, soltanto il mio tacito requiem e immenso cordoglio

2. Per niente stanca – CARMEN CONSOLI

Adesso che ho sangue infetto nessuno vorrà più leccare le mie ferite ed ho trovato tutto l'oro del mondo nelle mie tasche non è stupendo ho superato anche l'inverno ed ho pregato a lungo ho superato anche l'inverno ed ho cantato … adesso che ho tanto freddo potrò contare nel caldo abbraccio di due coperte ed ho trovato tutto il vuoto del mondo in una carezza di compassione ed ho pregato a lungo ho superato anche l'inverno ed ho cantato a lungo … e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca adesso che sto in questo inferno angeli, amici fratelli hanno già preso il volo ed ho trovato tutto il vuoto del mondo nelle tue tasche nei tuoi rimorsi ho superato anche l'inverno ed ho pregato a lungo ho superato anche l'inverno ed ho cantato a lungo … e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca e non sono per niente stanca …

3. Piccolo Cesare – CARMEN CONSOLI

La chiamano coscienza popolare ed è una febbre insolita offende la ragione ed alimenta ideali di uguaglianza Non lascerò che questa orrenda epidemia contagi gli animi diffonderò il terrore tra il mio popolo e brandirò il mio scettro contro ogni ritrosia La notte guarda e non consiglia trascina sgomento ed ingombranti ore un buio cieco come rabbia come agonia Sua maestà cerca quiete tra i guanciali di seta cerca il sonno dei giusti tra marmi preziosi e soffitti affrescati cerca un’oasi di pace per l’anima. Non lascerò a questa indomita plebaglia via di scampo il cane che ha già morso il padrone di certo un giorno o l’altro proverà a rifarlo La notte è un precipitare senza appiglio l’attrito stridente di incubi e rimorsi un vuoto d’aria e di speranza, di lucidità Sua maestà cerca quiete tra i guanciali di seta cerca il sonno dei giusti tra marmi preziosi e soffitti affrescati cerca un’oasi di pace per l’anima così distante da dimenticare la maniera brutale con cui ha preteso devota obbedienza Sua maestà cerca quiete tra i guanciali di seta ma il riposo dei giusti è dominio di un regno chiamato coscienza scenderà a compromessi con il buon Dio ricoprirai altari di diamanti otterrà l’indulgenza e la facoltà di ribaltare il senso dei comandamenti

4. Contessa miseria – CARMEN CONSOLI

L'ho incontrata diverse volte piuttosto ubriaca la chiamavano contessa miseria per la sua aridità era disperatamente sola alle porte dei sessanta tristemente avvolta di vistose piume di struzzo e volgari ferraglie sul muro della sua casa la scritta Contessa miseria la vita prima o poi estingue il suo debito contessa miseria la vita prima o poi colpisce a sorpresa Nei suoi occhi il terrore costante del tempo che passa ed avrebbe dato qualunque cosa per un elisir di lunga vita era disperatamente sola alle porte dei sessanta dolcemente assorta tra gloriosi ricordi impregnanti di ciprie e di rien ne va plus Contessa miseria la vita prima o poi estingue il suo debito contessa miseria la vita prima o poi colpisce a sorpresa Senza chiedere senza preavviso contessa miseria la mente ibernata a vent'anni vittima dell'inganno di questo secolo che rincorre il mito di forme avvenenti e di chirurgia estetica Contessa miseria la mente non cambia Contessa miseria la mente non cambia Contessa miseria la mente non cambia Contessa miseria la mente non cambia Miseria miseria

5. Maria catena – CARMEN CONSOLI

Maria Catena attendeva paziente il turno per la comunione Quella domenica Cristo in croce sembrava più addolorato di altri giorni il vecchio prelato assolveva quel gregge da più di vent'anni dai soliti peccati Cristo in croce sembrava alquanto avvilito dai vizietti di provincia Primo fra tutti il ricorso sfrenato al pettegolezzo imburrato infornato e mangiato quale prelibatezza e meschina delizia per palati volgari larghe bocche d'amianto fetide come acque stagnanti Cristo in croce sembrava più infastidito dalle infamie che dai chiodi Maria Catena anche tu conosci quel nodo che stringe la gola Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza da colpe che infondo non hai e stai ancora scontando l'ingiusta condanna nel triste girone della maldicenza e ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome sia stato un presagio Maria Catena non seppe reagire Al rifiuto del parroco di darle l'ostia E soffocò nel dolor quel mancato amen E l'umiliazione Secondo un antico proverbio ogni menzogna alla lunga diventa verità Cristo in croce mostrava un sorriso indulgente e quasi incredulo Maria Catena anche tu conosci quel nodo che stringe la gola Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza Da colpe che infondo non hai E stai ancora scontanto l'ingiusta condanna Nel triste girone della maldicenza E stai ancora scontando l'ingiusta condanna Nel triste girone della maldicenza E ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome sia stato un presagio

6. Matilde odiava i gatti – CARMEN CONSOLI

Trovava di pessimo gusto gli eccentrici culturisti dal fiato corto, le bambole di porcellana adagiate sul letto tra pizzi e merletti. Trovava di pessimo gusto le smanie d’onnipotenza, quei cani grotteschi in ceramica esposti nell’atrio, l’indiscrezione, sproloqui gratuiti. Margherite bianche tra i capelli neri, Matilde odiava i gatti, gli arrampicatori sociali, le cravatte verdi, le spiagge affollate. Matilde odiava i gatti, parenti, vicini e lontani. Trovava di pessimo gusto la pornografia occidentale, il rigore similcattolico, labbra siliconate ipertrofiche. Margherite bianche tra i capelli neri, Matilde odiava i gatti, gli arrampicatori sociali, le cravatte verdi, le spiagge affollate. Matilde odiava i gatti, parenti, vicini e lontani. Margherite bianche tra i capelli neri, Matilde odiava i gatti, parenti, vicini e lontani. Matilde odiava il tanfo d’urina, tipico dei gatti in calore. Un giorno prese la pistola dal cassetto e sparò. Ne colpì uno grigio e lo vide cadere a terra esanime. Ma pose fine al proprio dramma soltanto nel momento in cui premette il grilletto contro se stessa. Margherite bianche tra i capelli neri, Matilde odiava i gatti, gli arrampicatori sociali, le cravatte verdi, le spiagge affollate. Matilde odiava i gatti, parenti, vicini e lontani

7. Fino all'ultimo – CARMEN CONSOLI

Sopporterei cio' che piu' mi offende assisto a quei gesti guidati dalla tua stupidita' sopporterei cio' che piu' mi uccide saprei restare comunque fedele a me stessa viscidi sorrisi non riscaldano tra bene e male ho gia' deciso infondo sai che le apparenze non m'ingannano mi hai soltanto strappato un po' di silenzio… facile risponderti che puoi prenderti tutto quello che vuoi mi hai soltanto strappato un po' di silenzio soltanto strappato un po' di silenzio hai soltanto sprecato il tuo nobile fiato sopporterei cio' che piu' mi offende saprei restare comunque fedele a me stessa viscidi sorrisi non riscaldano tra bene e male ho gia' deciso infondo sai che le apparenze non m'ingannano mi hai soltanto strappato un po' di silenzio… facile risponderti che puoi prenderti tutto quello che vuoi mi hai soltanto strappato un po' di silenzio soltanto strappato un po' di silenzio soltanto strappato un po' di silenzio soltanto sprecato il tuo nobile fiato…

8. Amore di Plastica – CARMEN CONSOLI

Non sei per nulla obbligato a comprendermi quasi non sento il bisogno d'insistere Tu che mi offrivi un amore di plastica ti sei mai chiesto se onesto era illudermi Ricorda tu sei quello che non c'è quando io piango tu sei quello che non sa quando è il mio compleanno quando vago nel buio Ma come posso dare l'anima e riuscire a credere che tutto sia più o meno facile quando è impossibile volevo essere più forte di ogni tua perplessità ma io non posso accontentarmi se tutto quello che sai darmi è un amore di plastica Tu sei quel fuoco che stenta ad accendersi non hai più scuse eppure sai confondermi Ricorda tu sei quello che non c'è quando io piango tu sei quello che non sa quando è il mio compleanno quando vago nel buio Ma come posso dare l'anima e riuscire a credere che tutto sia più o meno facile quando è impossibile volevo essere più forte di ogni tua perplessità ma io non posso accontentarmi se tutto quello che sai darmi è un amore di plastica volevo essere più forte di ogni tua perplessità ma io non posso accontentarmi se tutto quello che sai darmi è un amore di plastica ma io non posso accontentarmi se tutto quello che sai darmi è un amore di plastica

9. Mulini a vento – CARMEN CONSOLI

Perdonami per questa voce, disfatta dal fumo e dalla fatica e per questa attitudine decadente. Perdonami per questo aspetto, dimesso ed in triste abbandono. Il passare del tempo concederà saggezza e buon senso. La mia rivoluzione è pioggia sul bagnato, un castello di sabbia e non lascerà né infamia, né lode… Perdonami se non traggo beneficio dal dubbio e dai vili silenzi. Il passare del tempo restituirà onore al vero. La mia rivoluzione è pioggia sul bagnato, un castello di sabbia e non lascerà né infamia, né lode… La mia rivoluzione sembra già lotta contro mulini a vento, e non porterà medaglie al valore… La mia rivoluzione è pioggia sul bagnato, un castello di sabbia e non lascerà né infamia, né lode… La mia rivoluzione sembra già lotta contro mulini a vento, e non porterà medaglie al valore…

10. 'A finestra – CARMEN CONSOLI

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strada Genti bedda, laria, allegra, mutriusa e siddiata Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta “Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda” Iddu ci arrispunni: “Giusi, quannu ti chiamavi Giuseppina, eri licca pà broscia cà granita” “Turi tu n’ha fattu strada e ora che sei grosso imprenditori t’ha ‘nsignari a classi ‘ntò parrari” Sugnu sempre alla finestra e viru genti spacinnata, sduvacata ‘nte panchini di la piazza, stuta e adduma a sigaretta, gente ca s’ancontra e dici “ciao” cu na taliata, genti ca s’allasca, genti ca s’abbrazza e poi si vasa, genti ca sa fa stringennu a cinghia, si strapazza e non si pinna, annunca st’autru ‘nvernu non si canta missa, genti ca sa fa ‘lliccannu a sadda, ma ci fa truvari a tavula cunsata a cu cumanna Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari almeno un pocu di chiffari “Itavinni a travagghiari” vannia ‘n vecchiu indispettitu, “avemu u picciu arreri o vitru”. Jù ci dicu “m’ha scusari, chista è la me casa e staju unni mi pare. La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa a vuci ‘i Patri Coppola n’antrona i casi, trasi dintra l’ossa “piccaturi rinunciati a ddi piccati di la carni quannu u riavulu s’affaccia rafforzatevi a mutanna”. Quannu attagghiu di la chiesa si posteggia un machinone scinni Saro Branchia detto Re Leone Patri Coppola balbetta e ammogghia l’omelia cu tri paroli picchì sua Maestà s’ha fari a comunioni Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari almeno un pocu di chiffari “Itavinni un pocu a mari”, vannia un vecchiu tintu “accussì janca mi pariti ‘n spiddu” Jù ci dicu “m’ha scusari, ma picchì hati a stari ccà sutta a me casa pà ‘nsultari”. Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà ca ha statu, unni Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu, tannu si pinsava ca “La diversità è ricchezza” tempi di biddizza e di puisia, d’amuri e di saggezza Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari si truvamu semi boni di chiantari ‘Nta sta terra ‘i focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori e dici ca li cosi stannu pì canciari Chi ci aviti di taliari ‘un aviti autru a cui pinsari, almeno un poco di chiffari Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari Jù ci dicu “Cù piaciri, c’è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari!?” TRADUZIONE Sono sempre alla finestra, vedo gente che gira per la strada gente bella, brutta, allegra, musona e arrabbiata, gente che ostenta ricchezze, con il soppracciglio alzato e la bocca stretta "Turi ho voglia di qualcosa, un passabocca, un lemonsoda" Lui risponde: "Giusi quando ti chiamavi Giuseppina eri golosa di brioche con la granita". "Turi, ne hai fatta di strada e ora che sei un grande imprenditore devi imparare a parlare con classe" Sono sempre alla finestra e vedo gente sfaccendata, scomposta sulle panchine della piazza,fuma una sigaretta dopo l'altra, gente che si incontra e dice 'ciao' con uno sguardo, gente che si evita, gente che si abbraccia e poi si bacia, gente che va avanti stringendo la cinghia fa mille sacrifici ma non si arrende, perchè altrimenti il prossimo inverno non sbarcherà il lunario, gente che non possiede quasi nulla, ma si prodiga per far trovare la tavola apparecchiata a chi comanda Ma che avete da guardare non avete altro a cui pensare, qualcosa da fare, "andate a lavorare", urla un vecchio indispettito, abbiamo un menagramo dietro il vetro. Io rispondo:"mi scusi, ma questa è casa mia e sto dove mi pare". La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa la voce di padre Coppola fa tremare i muri delle case, entra dentro le ossa, "peccatori rinunciate ai peccati della carne, quando il diavolo s'affaccia rafforzatevi le mutande" quando a lato della chiesa si posteggia un macchinone scende Saro Branchia detto Re Leone. Padre Coppola balbetta e chiude l'omelia con tre parole perchè sua maestà deve far la comunione. Ma che c'avete da guardare non avete altro a cui pensare, qualcosa da fare. "andate un po' a mare" urla un vecchio stronzo "così bianca sembrate un fantasma", io rispondo: "mi scusi, ma perchè vi siete stabilito sotto casa mia, a provocarmi? Sono sempre alla finestra e guardo la grande civiltà che fu dove Turchi, Ebrei e Cristiani si stringevano la mano, allora si pensava:"la diversità è ricchezza", tempi di bellezza e di poesia, d'amore e di saggezza. Cio ch'è stato ieri oggi forse potrebbe tornare se troviamo semi buoni da piantare In questa tera di fuoco e mare, oggi sento che mi parla il cuore e dice che le cose stanno per cambiare. Ma che c'avete da guardare non avete altro a cui pensare almeno qualcosa da fare, "andate a ballare, fate quattro salti e uscite giusto per distrarvi un po'" io rispondo: "con piacere c'è qualche ballo estroso che volete consigliarmi?"

11. Mio zio – CARMEN CONSOLI

Ho messo il rossetto rosso in segno di lutto E un soprabito nero Era un uomo distinto mio zio. Madre non piangere, ingoia e dimentica Le sue mani ingorde tra le mie gambe Adesso sta in grazia di Dio. Brava bambina fai la conta Più punti a chi non si vergogna Giochiamo a mosca cieca Che zio ti porta in montagna. Porgiamo l’estremo saluto ad un animo puro, Un nobile esempio di padre, di amico e fratello E sento il disprezzo profondo, i loro occhi addosso Ho svelato l’ignobile incesto e non mi hanno creduto. Brava bambina un po’ alla volta Tranquilla, non morde e non scappa Giochiamo a mosca cieca Che zio ti porta in vacanza. Brava bambina fai la conta Chi cerca prima o poi trova Gioiuzza fallo ancora Che zio ti porta alla giostra Che zio ti porta alla giostra. Ho messo un rossetto rosso carminio E sotto il soprabito niente In onore del mio aguzzino.

12. Blu notte  - CARMEN CONSOLI

Forse non riuscirò a darti il meglio più volte hai trovato i miei sforzi inutili Forse non riuscirò a darti il meglio più volte hai trovato i miei gesti ridicoli come se non bastasse l’ aver rinunciato a me stessa come se non bastasse tutta la forza del mio amore e non ho fatto altro che sentirmi sbagliata ed ho cambiato tutto di me perché non ero abbastanza ed ho capito soltanto adesso che avevi paura. Forse non riuscirò a darti il meglio ma ho fatto i miei conti e ho scoperto che non possiedo di più come se non bastasse l’ aver rinunciato a me stessa come se non bastasse tutta la forza del mio amore e non ho fatto altro che sentirmi sbagliata ed ho cambiato tutto di me perché non ero abbastanza ed ho capito soltanto adesso… e non ho fatto altro che sentirmi sbagliata ed ho cambiato tutto di me perché non ero abbastanza ed ho capito soltanto adesso che avevi paura.

13. Mandaci una cartolina – CARMEN CONSOLI

Tra tutti i giorni in cui potevi partire Perché hai pensato proprio al lunedì. Gli uccelli cantano, l'estate è alle porte tempo di mare e di granite al limone. Chissà quale fine sarcasmo d'autore Avresti sfoderato senza giri di parole. Viva l'Italia, il calcio, il testosterone, gli inciuci e le buttane in preda all'ormone a noi ci piace assai la televisione proprio l'oggetto – dico – esposto in salone chissà quale amara considerazione avresti concepito in virtù del pudore. Mandaci una cartolina e una ridente foto di te Che prendi il sole sulla spiaggia Con la solita camicia bianca Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva Mentre stai sul bagnasciuga Beato tra le braccia di un tramonto. Tra tutti i giorni in cui potevi morire Perché hai pensato proprio al lunedì Strade caotiche e litigi agli incroci Quanti cafoni su veicoli osceni Chissà quale fine sarcasmo d'autore Avresti sfoderato in questa triste occasione. Mandaci una cartolina e una ridente foto di te Che prendi il sole sulla spiaggia Con la solita camicia bianca Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva Mentre stai sul bagnasciuga canticchiando una canzone romantica. Mandaci una cartolina e una ridente foto di te Che prendi il sole sulla spiaggia Con la solita camicia bianca. Mandaci una cartolina e una ridente foto di te Mentre stai sul bagnasciuga E cogli con stupore il nuovo giorno.

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