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Ad interrogarsi è la comunità cristiana, vero soggetto di pastorale giovanile e vocazionale; per questo intendiamo valorizzare i luoghi ordinari di discernimento spirituale e di accompagnamento come il Consiglio Pastorale (parrocchiale, UP e vicariale) e le Congreghe dei preti. Chiediamo l’impegno ad ogni Consiglio Pastorale dell’UP (o della parrocchia) di programmare tra settembre e dicembre un incontro di dialogo con i giovani. In questi incontri, sarà importante vivere l’ascolto di ciò che i giovani avranno da consegnare alla comunità cristiana.

                                                                   (lettera pastorale “Che cosa cercate?”, p. 25)

 

 

 

Obiettivi

 

Le parole del Vescovo consegnano ai Consigli pastorali un compito esigente e stimolante: essere un luogo di ascolto, dove le voci dei giovani che prendono parte alla vita delle nostre comunità possano risuonare e innescare processi di discernimento.

 

Sappiamo che non è affatto scontato che giovani e Consigli pastorali si possano interfacciare. Allora il fatto che un incontro del genere avvenga è già un obiettivo raggiunto, è già una buona prassi che viene avviata.

 

Gli incontri, però, non si improvvisano. Per questo l’équipe che sta curando la fase diocesana del Sinodo dei Vescovi sui giovani ha preparato questa traccia. È un suggerimento che viene fatto arrivare a tutte le parrocchie e che quindi chiede una mediazione, una rielaborazione per poter adattarsi ad ogni singola realtà e aiutarla a interpretare le pratiche pastorali che sta portando avanti.

 

Chiediamo che quanto emergerà dall’incontro fra i Consigli pastorali e i giovani venga sintetizzato e consegnato ai Consigli vicariali e alle Commissioni vicariali di pastorale giovanile. Queste ultime partiranno dalle riflessioni emerse a livello parrocchiale per individuare tre “nodi”, tre questioni su cui aprire il confronto con il Vescovo, quando passerà a incontrare i giovani nelle diverse zone.

 

 

Metodologia

 

Momento introduttivo

 

Perché l’incontro avvenga e sia fruttuoso occorre saper intendersi, avere un vocabolario comune. Per questo abbiamo previsto un momento introduttivo al confronto vero e proprio, in cui giovani e Consiglio pastorale lavoreranno per conto proprio. Queste allora sono le modalità per attuare la fase preliminare:

 

·         collocarla nella prima parte del tempo dedicato al confronto: l’impegno totale è di un incontro;

 

·         collocarla in un altro momento, precedente il confronto: l’impegno totale è di due incontri, uno distinto tra giovani e Consiglio pastorale e uno comune.

 

Per l’attività introduttiva abbiamo scelto tre parole – RICERCA, INCONTRI, FARE CASA – che evocano il racconto della chiamata dei primi discepoli in Giovanni, offerto dal Documento preparatorio come ispirazione al percorso sinodale. Ma sono volutamente parole che non rientrano nel gergo ecclesiastico e che vogliono aiutarci a dare voce al mondo esistenziale dei nostri giovani e delle nostre comunità adulte.

 

Dopo aver introdotto le parole con una veloce e immediata condivisione, in base ai presenti si decide se lavorare tutti insieme oppure dividendosi in tre gruppi, ciascuno dei quali riflette su una parola. Mentre i nostri Consigli pastorali sono abituati a ritrovarsi e a lavorare insieme, per quanto riguarda i giovani legati alla comunità sottolineiamo l’importanza di coinvolgere in questo momento le diverse realtà giovanili presenti in parrocchia o nell’unità pastorale: AC, AGESCI, Mato Grosso, …: potrebbe essere una delle poche occasioni durante l’anno in cui giovani di diverse associazioni e movimenti si incontrano per uno scambio.

 

Ogni parola viene introdotta da un brano della Lettera pastorale del Vescovo e da una storia. Abbiamo riportato la testimonianza di un giovane, per poter innescare una condivisione di racconti e di esperienze. Vorremmo infatti che quest’incontro non si limitasse a una serie di considerazioni impersonali, né tantomeno scadesse in una lista di reciproche richieste.

 

Ogni parola poi presenta alcune domande, distinte in base ai destinatari – giovani o Consigli pastorali –, per aiutare a rileggere esperienze e stili pastorali.

 

L’attività introduttiva ha come obiettivo quello di formulare per ogni parola una storia, un racconto di esperienze al quale agganciare una sintesi condivisa, e una domanda, da porre all’altra parte al momento del confronto.

 

 

Momento del confronto

 

L’incontro vero e proprio si giocherà tra il Consiglio pastorale, che per l’occasione potrà essere allargato a chi fosse interessato, e alcuni giovani della comunità. È importante che ogni realtà inviti e coinvolga nel processo di ascolto alcuni dei giovani che la frequentano.

 

Il confronto partirà dalla condivisione delle storie e delle sintesi attorno alle tre parole chiave e dalla risposta alle reciproche domande. A partire da questo, i presenti saranno chiamati a trovare i punti di convergenza di quanto emerso: sono i «nodi», che possono essere i punti di forza delle proposte di pastorale giovanile e vocazionale, ma anche i punti in cui i percorsi si aggrovigliano, smarrendo la semplicità e l’efficacia evangeliche.

 

In base al tempo a disposizione, i presenti potranno, alla luce delle consapevolezze condivise, rivedere le attività pastorali rivolte ai giovani e scegliere di mettere mano a una o due di queste oppure di dare spazio a qualcosa di nuovo.

 

L’incontro si conclude con un momento di preghiera comune, nella quale ci si metterà in ascolto della pagina del Vangelo di Giovanni che fa da sfondo all’intero percorso