INCONTRO CON LE EQUIPES VICARIALI DEL SINODO DEI GIOVANI
(Vicenza, Casa Immacolata, 23 settembre 2008)
Cari amici,
Vi ringrazio della vostra presenza. Iniziamo il terzo anno del Sinodo, quello conclusivo, in cui dobbiamo puntare a raccogliere i risultati del cammino fatto per rilanciare la pastorale giovanile in Diocesi, dando stabilità e permanenza alle équipes vicariali e alle iniziative di formazione e di missione nelle parrocchie ed in ogni associazione e realtà ecclesiale, che si interessa dei giovani, dei giovanissimi e dei ragazzi.
Formazione, comunione e missione sono le vie complementari su cui lavorare insieme per questo obiettivo. Sarà opportuno riprendere il messaggio di Sydney che il Papa ha dato ai giovani e farne oggetto di riflessione per tutti. Il tema della testimonianza di Gesù Cristo collega, infatti, strettamente quello della formazione (per testimoniare occorre conoscere, vedere e sperimentare un incontro di fede e di amore con Cristo), quello della comunione (la testimonianza è radicata nella fede della Chiesa che offre l’ambiente vitale dove si può incontrare il Signore) e quello della missione (la testimonianza è un fatto visibile che tende a far conoscere e annunciare a tutti il Signore risorto; il testimone dà anche la vita per Cristo e il Vangelo).
1. Occorre tuttavia precisare bene il contenuto della testimonianza.
Gesù dice ai discepoli: "Voi mi sarete testimoni" (testimoniate la mia persona, dicendo a tutti di avermi incontrato e riconosciuto Figlio di Dio, risorto da morte, Salvatore e Signore). Gesù rivolge questo comando a persone che conosceva bene e che erano unite strettamente a lui da diversi anni. Lo avevano seguito, amato e creduto in lui, il Maestro e il Signore. La loro testimonianza non era qualcosa di teorico e astratto: non dovevano testimoniare delle idee, un messaggio fatto di parole e di concetti, un proclama da annunciare a tutti. La testimonianza che Gesù chiede è di essere portatori, ad ogni uomo, della sua persona. E’ come se Gesù dicesse: voi sarete testimoni di me, della mia vita che ho condiviso con voi dal giorno in cui vi ho chiamato fino al mio ritorno al Padre.
Come la fede cristiana, lo sappiamo bene, non è un complesso di dottrine, di insegnamenti o di regole per vivere meglio e bene, ma è una persona da conoscere, amare, incontrare e seguire: Gesù Cristo, accolto come Salvatore e Figlio di Dio, centro della propria vita e del proprio cuore, così anche la testimonianza, che ci viene richiesta, è dire a tutti che lo abbiamo incontrato e in lui abbiamo trovato la pienezza della vita e della vita eterna. Ci ricorda Pietro nella sua seconda Lettera: "Non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore Nostro Signore Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza " (2 Pt. 1,16). Lo stesso afferma l’apostolo Giovanni nella sua prima Lettera: "Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, poiché la vita si è fatta visibile e noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e si è resa visibile a noi ... tutto ciò noi lo annunziamo anche a voi perché anche voi siate in comunione con noi e la nostra gioia sia perfetta" (1 Gv. 1,1-4).
Il cristianesimo non è una dottrina o una filosofia di vita, è un avvenimento, è l’incontro con una persona, quella del Figlio unigenito del Padre, che dà alla vita un nuovo orizzonte ed una nuova direzione decisiva verso Dio. Dunque la testimonianza è basata su esperienze concrete, che hanno inciso profondamente nell’esistenza degli apostoli: vedere, udire, toccare, incontrare la persona del Signore. E’ un punto, questo, decisivo anche per la nostra testimonianza. E’ necessario approfondire bene questo discorso, perché per molti giovani e non spesso la fede cristiana viene vissuta come un impegno umano, di tipo sociale, per aiutare il prossimo e per realizzare se stessi. Allora, si pensa che testimoniare significhi costruire la pace, la giustizia, la solidarietà, parlare ed affrontare tanti problemi politici e umani senza mai riferirsi a Gesù Cristo o rileggendo il Vangelo a partire da visioni parziali, ideologiche e politiche, di parte.
Al contrario, la testimonianza cristiana è incentrata sulla persona di Cristo Signore, è annunciare lui risorto da morte e anche le azioni e sceltedi vita devono rivelare lui e il suo amore ed aiutare a crescere nella fede in lui. La testimonianza è dunque legata indissolubilmente alla fede.
Che cosa e chi possiamo testimoniare, se Gesù Cristo non lo abbiamo visto, udito, toccato con mano, incontrato e sperimentato? O se ci preoccupiamo di organizzare tante iniziative e svolgere tanti servizi, non nel suo nome, ma secondo i nostri progetti e intendimenti?
Questo fatto dovrebbe essere ben meditato insieme a tanti animatori, capi scout, membri dei cori giovanili, volontari Caritas o impegnati nelle missioni. Chi e che cosa essi danno ai ragazzi e alla gente? Quello di cui hanno bisogno in fatto di educazione, di servizi, di aiuto, ma questo non basta. Quello che dovrebbero dare è la testimonianza di Gesù Cristo, la loro fede in lui che annunciano con la parola e la vita. Dice S. Paolo rivolgendosi ai Corinti: "Non ho saputo in mezzo a voi che Cristo e Cristo crocifisso e risorto, perché la vostra fede non fosse basata su ragionamenti umani, ma sulla potenza dello Spirito".
Solo chi ama Cristo e si nutre di lui può testimoniarlo e annunziarlo anche nelle sue opere. La formazione a diventare cristiani è dunque basilare premessa per rendere efficace anche le attività e i servizi che si svolgono.
2. C’è un’altra domanda che è necessario farsi su questo punto. Dove oggi è possibile una formazione non solo teorica, ma vitale ed esperienziale, di Gesù Cristo, se non nella sua comunità storica, dove vive il suo corpo reale e mistico e dove la fede si annuncia, si celebra e si vive insieme?
La GMG ha reso visibile agli occhi di tutti i giovani la realtà della Chiesa dove essi, ed ogni uomo, possono incontrare e sperimentare la viva presenza di Cristo risorto e vivente nella parola di Dio, insegnata dai successori degli Apostoli, nell’Eucaristia, cuore dell’evento, nella comunione fraterna e nell’unità di tante lingue, culture, nazioni diverse, che trovano attorno all’unica croce del Signore la loro coesione di fede e di carità.
La testimonianza di Cristo non può essere quella del "mio Gesù" che mi costruisco a partire dalle mie sensibilità, esigenze, emozioni, e nemmeno del "Gesù del mio gruppo", ma deve essere fondata sul Gesù che la Chiesa mi testimonia attraverso coloro che, fin dal principio, sono stati i garanti della vera fede in lui. La partecipazione attiva e coinvolgente nell’esperienza di fede e di amore che la comunità cristiana fa di Gesù Cristo è la via più efficace e feconda per far sì che la nostra personale testimonianza del Signore sia vera e credibile. La comunità-Chiesa è indispensabile per far sì che la fede cresca e sia nutrita e che la testimonianza diventi efficace e produttiva per tutti. Da qui l’esigenza di invitare i giovani, oltre che alla formazione, anche a sentirsi partecipi e responsabili della loro parrocchia (non solo del loro gruppo), aiutandola a diventare quel luogo storico e concreto, dove ogni giovane ed ogni persona possano vedere, udire, toccare con mano la presenza del Signore risorto.
Quando un cristiano o un gruppo di cristiani, nel vissuto concreto della comunità umana, vivono con coerenza il Vangelo, mostrano capacità di accoglienza e di aiuto verso chi è nel bisogno, operano perché tutto ciò che è buono e giusto si compia nel mondo, essi irradiano, in maniera spontanea, la loro testimonianza in colui che non si vede, ma è il fondamento e la ragione di tutto ciò che fanno: il Signore Gesù. Allora, senza tante parole, fanno salire dal cuore di coloro che lo vedono vivere così domande irresistibili: perché sono così? Perché vivono in tal modo? Che cosa e chi li ispira? Tale testimonianza è la più efficace proclamazione della fede in Cristo e della buona novella del Regno di Dio. Allora potremo dire a chiunque ci domanda ragione della speranza che è in noi: vieni e vedi.
Vieni a vedere e ad incontrare Gesù Cristo nella mia comunità, dove insieme accogliamo la Parola di Dio, celebriamo la viva presenza del Signore nell’Eucaristia e ci sforziamo di amarlo, amandoci tra noi come lui ci ha amati. I giovani hanno bisogno della comunità cristiana, perché è da questa che ricevono la testimonianza vera ed sicura del Signore risorto. Ma anche la comunità cristiana ha bisogno dei giovani, del loro entusiasmo e delle loro forti convinzioni, del loro coraggio e dei loro sogni, volti a costruire un mondo nuovo, una speranza certa di rinnovamento della stessa Chiesa e dell’umanità intera.
3. Testimoniare non è un’impresa facile, ma non dobbiamo rassegnarci mai e soprattutto dobbiamo puntare in alto verso traguardi, che possono sembrare impossibili. Nulla, infatti, è impossibile a Dio.
"Non temete dunque ... Avrete forza dallo Spirito Santo".Gesù ha aperto, davanti ai suoi apostoli, poveri e semplici pescatori, l’orizzonte di tutta la terra, assicurandoli della potenza dello Spirito, che li avrebbe investiti dall’alto.Senza lo Spirito non ci sarebbe mai stata né la Chiesa, né la forza trasformante della testimonianza fino al martirio per Gesù Cristo, che ha segnato la vita dei primi credenti e sempre scandisce la storia della Chiesa, anche oggi. Senza lo Spirito il nome di Gesù Cristo non sarebbe risuonato in ogni popolo e nazione, come la GMG oggi ci documenta.
La missione fa parte della vocazione di ogni cristiano. Il giovane credente ha in sé una forza, degli ideali, capacità e doti umane e spirituali fortissime. Se gestisce questo patrimonio di risorse solo per se stesso, o chiuso nel suo gruppo e comunità, soffoca lo Spirito ed impedisce alla missione della Chiesa di espandersi come Cristo le ha ordinato. La missione deve partire da alcune convinzioni di fede e di amore:
* di Cristo tutti hanno bisogno, perché solo nel suo nome c’è la salvezza;
* lui stesso ha comandato ai suoi discepoli di andare, predicare e testimoniare. E' dunque un suo preciso ordine a cui deve corrispondere una risposta efficace da parte di ogni battezzato;
* la fede in Cristo cresce offrendola agli altri con la propria testimonianza attiva e coinvolgente;
* è ancora Gesù che dice: "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio ... chi non mi riconoscerà davanti agli uomini, nemmeno io lo riconoscerò davanti al Padre mio".
Invochiamo lo Spirito, vero artefice della missione, affinché ci renda coraggiosi e decisi testimoni del Signore Gesù, sempre e ovunque, di fronte ad ogni persona. Se è vero che la fede cresce donandola, solo l’impegno quotidiano della testimonianza può farci diventare credenti e permetterci di conservare questo dono prezioso di vita per noi e per chiunque, attraverso di noi, ne vorrà usufruire. Non trascorra giorno senza che, in qualche modo, con la nostra fede resa visibile nei comportamenti e nelle scelte di vita, Gesù Cristo sia stato annunziato ed il suo amore per tutti gli uomini testimoniato. La GMG ha rinnovato a tutti i giovani, attraverso le parole del Santo Padre, questa consegna, che ora va attuata con coraggio e impegno.
L’itinerario e le tappe previste nel terzo anno.
Nel primo anno abbiamo riflettuto e verificato il cammino di fede e formazione; abbiamo anche coinvolto la comunità, attraverso i consigli pastorali, nel cammino dei giovani e i giovani hanno dialogato con la comunità per favorire un interscambio di doni e di impegni.
Nel secondo anno abbiamo affrontato il tema della missione e dell’ascolto dei giovani "ad extra" per stabilire un dialogo sulla fede e sulla Chiesa.
Nel terzo anno dobbiamo continuare lo stesso percorso in particolare sul tema dell’ascolto che è risultato il più difficile e complesso. Nello stesso tempo avvieremo la fase della sintesi ricuperando i frutti più significativi anche del primo anno.
Nei mesi tra ottobre e la Quaresima la Commissione centrale del Sinodo farà visita ai Vicariati per ascoltare e riflettere insieme alle equipe vicariali sul percorso svolto, le difficoltà incontrate e le prospettive positive in corso.
Sabato 04 aprile: celebreremo la GMG secondo la formula sperimentata lo scorso anno (pellegrinaggio da quattro chiese della città alla cattedrale alle 20,30).
Sabato 30 maggio: la Chiesa italiana ci invita a unirci insieme a tutte le altre Diocesi per un momento di preghiera e festa insieme a conclusione dell’Agorà. Poiché in Diocesi saranno i giorni del festival Biblico, inseriremo questa iniziativa rivolta ai giovani nel programma del festival.
Le modalità saranno stabilire a suo tempo. Già ora posso dire che il luogo prescelto per l’incontro sarà il Santuario di Monte Berico dove celebreremo la Veglia di Pentecoste (insieme anche alle aggregazioni laicali della Diocesi) unendoci alla Veglia del santo Padre e delle altre Diocesi italiane. Seguirà poi sul piazzale un momento di fraternità “musicale “ e quanto il festival ci proporrà.
Si invitano i Vicariati a predisporre per questa circostanza uno stand in cui presentare, con linguaggi diversi a loro scelta, il cammino del Sinodo svolto e le principali iniziative del loro territorio.
In Agosto (5-12 probabilmente), il Sinodo varcherà il mare e approderà in Palestina con il pellegrinaggio dei giovani con il Vescovo (sarà stabilito un prezzo ridotto in modo da consentire la più ampia partecipazione).
In Ottobre infine è prevista la conclusione del Sinodo con il cammino al Monte Summano dove organizzeremo un grande “ascolto” di tutti i giovani (un’assemblea Sichem) e la celebrazione di ringraziamento al Signore.
Conclusione.
Rivolgo il più vivo grazie alla Commissione centrale e a tutti voi per quanto si è fatto in questi anni e mi auguro che anche questo terzo che sta per iniziare ci veda tutti impegnati a mantenere vivo lo spirito e lo stile sinodale nei gruppi e comunità. Uno stile che non deve mai venire meno al di là della celebrazione di questo evento.
La Diocesi quest’anno è impegnata sul tema della Comunione e corresponsabilità, un dono e compito che il Sinodo intende accogliere e favorire tra i giovani e tra loro e la comunità degli adulti, nelle parrocchie, nelle associazioni e movimenti e nel rapporto anche verso quanti vivono ai margini della comunità, ma appartengono alla nostra”famiglia”, in quanto cristiani o credenti o uomini e donne di buona volontà con cui si può costruire insieme un mondo rinnovato nell’amore.
Lettera del vescovo per l'Assemblea del 12 Gennaio
MESSAGGIO AI GIOVANI DELLE EQUIPES DEL SINODO DEI GIOVANI
(Vicenza, Episcopio, 6 gennaio 2008)
Cari amici,
come sapete non potrò essere presente all'importante appuntamento del Sinodo dei giovani del prossimo 12 gennaio, essendo impegnato nel viaggio missionario in Thailandia.
Vi accompagno con la mia preghiera e chiedo al Signore di illuminare le vostre menti e riscaldare il vostro cuore affinché il lavoro di questo incontro sia fecondo di dialogo e di amicizia tra voi e serva anche a sostenere il secondo anno del Sinodo in corso.
Camminare insieme è sempre difficile, perchè sembra, a volte, che quello che si fa con gli altri sottragga tempo a quanto si opera nel proprio gruppo, associazione, movimento e parrocchia.
Credo che questo sia un fatto realistico, di fronte alla mole di impegni che tanti di voi vivono, ma che sia anche un impoverimento il privarsi di un confronto e di una crescita insieme a tanti che, come noi, lavorano nella vigna del Signore.
L’esperienza cristiana non è chiusa, ma aperta a tutti e trovarsi insieme, fare sinodo appunto, significa vivere in verità l’incontro con il Signore e gli altri membri della comunità.
Il primo anno del Sinodo è stato un’occasione importante per aiutarci ad uscire dal nostro cerchio ristretto di riferimento, aprendo un dialogo su una realtà decisiva alla fede e alla crescita cristiana dei giovani. Vi siete interrogati sul rapporto con Gesù Cristo, sui problemi della vita in confronto con la fede e viceversa; avete ascoltato e dialogato con i consigli pastorali, che restano spesso ai margini dell’interesse e dell’impegno dei giovani, pur costituendo l’organismo che, con responsabilità, aiuta i pastori nella conduzione pastorale e concreta della vita e della missione della parrocchia sul territorio. Soprattutto, si è inteso suscitare una comune riflessione sui cammini di formazione alla fede e al diventare cristiani, che non possono mai essere disattesi, se vogliamo che anche i servizi svolti nella comunità arricchiscano il nostro essere credenti, oltre che quello di coloro a cui siamo inviati.
Si può dare, infatti, ciò che si sa e ciò che si sa fare, ma i ragazzi, la comunità e gli altri desiderano da noi ciò che siamo prima di sentirsi proporre attività e servizi.
Da questa riflessione quali risultati avete tratto? Quali difficoltà sono emerse e quali suggerimenti sono scaturiti da questo lavoro?
L’incontro del 12 gennaio potrà dare una prima risposta. Invito tutte le parrocchie ad essere presenti. Anche se i risultati fossero, in alcuni casi, scarsi, non importa. Il poco di molti diventa tanto per tutti.
Desidero ringraziare la Commissione centrale e le équipes vicariali e parrocchiali per l’intenso lavoro svolto in questo anno circa l’animazione, il sostegno del cammino sinodale e la raccolta dei dati.
Invito tutti a guardare a questo secondo anno, che apre una frontiera tra le più difficili ed affascinanti per i giovani della Diocesi, quella missionaria, con convinzione ed entusiasmo.
Si tratta di una missione speciale, che parte dall’ascolto e dal dare e richiedere la parola a tanti coetanei, che vivono ai margini delle comunità. Giovani da raggiungere, interessare, incontrare.
La via della testimonianza e del passaparola, che ogni giovane credente o che partecipa alla vita della comunità è chiamato a porre in atto nel suo ambiente di vita, di studio, di lavoro, di tempo libero, è certamente quella più necessaria. Se uno è convinto e motivato sulla sua fede e sulla sua esperienza cristiana, non può e non deve tacere di Gesù e di invitare altri a conoscerlo e a incontrarlo nella comunità.
Il Sinodo indica la via dell’ascolto come privilegiata per offrire ai vostri coetanei la possibilità di sentirsi interpellati. Chiediamo loro di esprimersi sulla fede, su Cristo, sulla Chiesa, sulla vita morale. Il Sinodo però invita anche a trovare vie comunitarie per svolgere questo ascolto e questa proposta.
E’ necessario chiedersi dove possiamo incontrare ed interpellare tanti giovani, che non frequentano più i nostri gruppi; con quali iniziative geniali e moderne sentirli ed interessarli?
Qui si apre un campo di creatività e di genialità, di cui voi giovani siete ricchi. Tocca anche alle équipes vicariali del Sinodo suggerire qualche modalità e qualche forma appropriate per stimolare le capacità di ogni gruppo.
Anche questo secondo anno, dunque, ha, in fondo, la stessa finalità delprimo: sperimentare che la fede cresce donandola come l’amore e la vita. Solo se mi investo del problema di donare la fede agli altri, questa crescerà anche in me e diventerà più forte e motivata.
Vi benedico di cuore e auguro a tutti di vivere questo tempo sinodale con gioia e comunione.
Maria Santissima, prima missionaria di Cristo, vi aiuti a credere che la gioia più grande della vita sta nel comunicare agli altri la nostra fede e l’amore, che ci unisce tutti al Signore nella sua Chiesa.
Elementi di sintesi emersi nella fase della verifica
FASE DELLA VERIFICA – ELEMENTI DI SINTESI
Da più parti emerge l’esigenza di figure adulte di riferimento, adulti significativi; adulti non solo o non necessariamente in senso anagrafico, ma persone adulte nella fede, punti di riferimento per i gruppi, per la formazione degli educatori, presenze significative per ragazzi e giovani dentro gli oratori, nella guida dei cori… si sottolinea un’esigenza pratica di figure che facciano da tramite con il vicariato e con la diocesi e che facciano circolare informazioni, materiali, date di appuntamenti… ma ancora più forte si fa sentire l’esigenza di sentirsi accompagnati più profondamente in senso formativo e spirituale, sia a livello personale sia come gruppi: gli educatori si ritrovano spesso disorientati e lasciati a se stessi, a volte inadeguati circa il loro servizio.
Emerge come una costante il desiderio di un coordinamento; questa esigenza sembra maggiormente avvertita a livello parrocchiale, tra associazioni e gruppi diversi. In pochissime realtà parrocchiali (una in particolare!) questo coordinamento esiste e ha dato frutti preziosi.
In tutti i vicariati emerge come elemento rilevante della pastorale giovanile la presenza dei cori giovanili, che specialmente nelle parrocchie più piccole può costituire l’unico spazio di coinvolgimento e di partecipazione dei giovani.
L’oratorio: grande risorsa, spazio aperto a tutti dove ci si può incontrare al di là delle appartenenze associative, luogo di una possibile valorizzazione di ex animatori… sembra difficile in molti casi garantire la presenza di figure educative e significative, che siano in grado di stare con ragazzi e giovani stabilendo una vera relazione; in genere prevale la figura del barista o ci si preoccupa esclusivamente di far rispettare certe regole.
L’eucarestia è percepita in modo disomogeneo: spesso considerata come un momento poco significativo e pesante; in alcuni casi invece apprezzata e ritenuta l’appuntamento fondamentale e irrinunciabile della propria formazione e della propria vita spirituale; in genere questo giudizio più positivo prevale in coloro che fanno un servizio liturgico oppure in quelle comunità dove si respira maggiore vivacità nell’animazione dell’eucarestia. Preoccupa la notevole quantità di giovani impegnati in parrocchia (animatori e capi scout) che non hanno un rapporto positivo con l’Eucarestia: partecipano poco o comunque in modo passivo, senza esserne motivati, senza capirne il significato.
Circa la partecipazione alla Messa tuttavia viene segnalata da più parti la grande opportunità: c’è comunque una fetta non trascurabile del mondo giovanile che partecipa alla vita della comunità soltanto in questo momento, magari saltuariamente; qualcuno ha fatto notare l’importanza del “dopo-messa”, nel sagrato della chiesa o nel bar dell’oratorio… si tratta di un momento da valorizzare.
Dalla lettura dei vari contributi emerge un elemento comune che ci invita a riflettere: le nostre comunità sembrano più un insieme di attività che luoghi di incontro tra le persone; le parrocchie sono frequentate da gente che fa un servizio, dove hanno la prevalenza le cose da fare rispetto all’essere in comunione. Tante opportunità formative non vengono colte per pigrizia e al tempo stesso per questa tendenza all’attivismo; siamo più parrocchia che comunità! Anche la presenza dei giovani in consiglio pastorale in qualità di rappresentanti non è indice di ascolto effettivo del mondo giovanile.
Un fatto giudicato unanimemente come problematico è la fatica a testimoniare la propria fede nella vita quotidiana e la paura di esporsi in ambienti non garantiti, dove si incontrano persone lontane dalla fede e critiche verso la chiesa: le principali difficoltà sono nell’ambiente di lavoro come pure nella scuola e all’università… l’impegno socio-politico appare lontano dagli interessi della maggior parte dei giovani coinvolti, e giudicato in ogni caso come qualcosa di estraneo alla fede cristiana perché (come nel campo del lavoro) ci sono altre logiche. Quindi spesso i giovani si identificano nell’immagine del patchwork; da notare il fatto che in un mondo fatto a compartimenti stagni prevale l’immagine di una comunità cristiana che si configura allo stesso modo, cioè disgregata: una comunità patchwork quasi inevitabilmente genera giovani che vivono una vita fatta a patchwork…
Il rapporto intergenerazionale tra giovani e adulti è un’altra grande sfida; gli adulti sembrano spaesati e impauriti di fronte ai giovani, i giovani lamentano l’assenza di adulti significativi; dai consigli pastorali emerge spesso un clima di sfiducia: le comunità non si sentono più di tanto in grado di capire e accogliere le nuove generazioni (spesso anche i parroci vivono questa difficoltà); interessante un dato: confrontando le sintesi dei gruppi con i contributi offerti dai consigli pastorali si nota una differenza di tono; i giovani manifestano maggiore speranza verso il cambiamento rispetto agli adulti, pur trovandosi dentro a comunità che hanno un volto poco giovanile, senza spinte di rinnovamento, dove spesso prevale una pastorale che gestisce senza grossi entusiasmi le tradizioni di sempre.
A ciò si connette in termini più positivi l’esigenza di creare maggiore collegamento tra pastorale giovanile e famiglie; la famiglia rimane uno snodo fondamentale per la trasmissione della fede; vanno valorizzate di più le giovani coppie e in generale i giovani adulti, che sono molto spesso l’anello mancante tra i giovani e gli adulti! Ci sono alcuni segnali incoraggianti circa un possibile coinvolgimento di quella parte del mondo adulto che va dai 30 ai 45 anni.
L’elemento che sicuramente ha spiazzato di più i giovani coinvolti in questa fase di verifica è stata l’indifferenza dei preti verso il Sinodo; qualcuno parla addirittura di boicottaggio! Come va interpretata questa indifferenza? Verso il centro della diocesi, verso il Sinodo, verso i giovani???
Un elemento consolante è la validità e l’efficacia delle varie proposte formative diocesane e vicariali, per chi ha la possibilità e il coraggio di parteciparvi (campiscuola, week end di spiritualità, pellegrinaggi, GMG, gruppo Sichem e tante altre opportunità). Rimane vitale e preziosa l’esperienza associativa (AC, Agesci, Noi associazione, CSI, movimenti ecclesiali…)
La lettera del vescovo Cesare per il secondo anno del sinodo
Caro amico e cara amica,
vorrei tanto chiamarti per nome, ma penso che la parola «amico» e «amica» sia un saluto sincero e rispecchi quanto provo nel mio cuore per te.
Al termine del primo anno del Sinodo ti scrivo per esprimerti la gioia che provo nel vedere come hai risposto a questa proposta. Non è stato facile entrare dentro il cammino e comprenderne la positività.
I tuoi impegni in parrocchia, o nell’associazione e nel gruppo, sono tanti, e so quanto generoso sia il servizio che svolgi come animatore, capo scout, corista, responsabile o partecipe di cammini spirituali, di fede e di volontariato sociale e missionario.
Il Sinodo non è però un evento in più, una iniziativa che si aggiunge alle altre, ma l’occasione per riflettere insieme sulla situazione della nostra fede in Cristo e della viva partecipazione alla vita della comunità cristiana, portando, alla maniera propria dei giovani, un contributo di unità e di rinnovamento.
Oggi la questione della fede in Gesù Cristo non è secondaria, ma centrale, ed esige formazione e preghiera, se non vogliamo ridurla a cultura o a scenario di fatto poco influente sull’esistenza di ogni giorno. A scuola o all’università, sul lavoro e in famiglia, nel tempo libero e nei vari ambienti dove passi la tua giornata, non si parla mai di Dio e di Gesù Cristo. Perfino i segni tradizionali della sua presenza, a poco a poco, tendono a scomparire. Poco male, potrà dire qualcuno, se restano nel cuore. E’ vero. Ma se il cuore è chiuso e la fede diventa un fatto privato, soggettivo, non è più quella luce e quella testimonianza che il Signore ha indicato come dovere essenziale dei suoi discepoli. Se, infatti, gestisci la luce per tuo conto e la tieni nascosta, di modo che nessuno si accorge che sei cristiano e vivi, scegli, e ti comporti in modo alternativo perché credi in Cristo, come puoi rispondere alla chiamata di annunciare il vangelo ad ogni creatura e in ogni ambiente?
La fede cresce solo donandola e investendola in ogni situazione di vita, facendone la guida delle motivazioni dell’agire, del servire, dello sperare e dell’amare, e mostrando a tutti che è capace di dare senso e forza a ciò che siamo: cristiani perché in noi vive e opera Gesù Cristo.
Il secondo anno del Sinodo vuole appunto affrontare questo aspetto che sta a fondamento della fede donata a tutti. Lo fa non a partire da ragionamenti e principi, ma dall’esperienza missionaria che da secoli tanti cristiani hanno svolto e anche oggi perseguono con impegno.
E’ l’anno dell’ascolto e della proposta.
Dell’ascolto, anzitutto. Ascolto dei tanti tuoi coetanei che vivono fuori dei circuiti parrocchiali o dei gruppi ecclesiali, per dire loro che li consideri comunque amici ed interlocutori, e che intendi ascoltare i loro pareri, le loro critiche, i loro suggerimenti e le loro osservazioni sui problemi dell’esistenza e sulla questione centrale della vita: il rapporto con Dio, con Gesù, con la Chiesa.
Ma anche della proposta. Perché sei chiamato ad avere il coraggio di invitarli a continuare il dialogo, nella condivisone dell’unica condizione giovanile di cui fai parte, invitandoli a vivere opportunità e momenti aperti alla loro sensibilità, ai loro linguaggi, alle loro attese di confronto o di servizio. A rivolgere loro, in una parola, l’invito: «vieni e vedi; tocca anche tu con mano quanto bello e arricchente è l’esperienza che sto facendo; mi piacerebbe che anche tu provassi ».
E’ questa una sfida grande che non deve né spaventarti né essere percepita come qualcosa di meno importante rispetto a quello che già stai facendo. La missione, infatti, rivitalizza la fede, apre il cuore ad orizzonti impensabili di gioia, fa toccare con mano i segni miracolosi dell’opera dello Spirito, rende saldi e coraggiosi nella testimonianza.
Non aver dunque timore, e non chiudere il cuore e la volontà a questa esperienza nuova che ti viene offerta dal Sinodo.
Esso, come potrai vedere, non è un evento che si celebra una volta per sempre, ma un percorso lento e penetrante, come la pioggia che scende leggera sulla terra e, a differenza di un tornado o di una tempesta che spazza via tutto in un attimo, scende in profondità con maggiore efficacia.
In attesa di incontrarti a settembre per l’avvio della seconda fase del Sinodo, ti auguro una serena estate e ti invito a interessare ai suoi temi Sinodo anche i ragazzi e giovani che partecipano ai campeggi, in modo da rendere anche loro partecipi di questo “cammino insieme” sulla via che è Gesù Cristo.
Ciao, dunque, e se vorrai invitarmi a qualche campeggio sono pronto a venirti a trovare.