Cari amici,
è giunto il tempo di fare Sinodo, di camminare insieme per una nuova avventura che ci vedrà uniti nel nome del Signore.
Credo fermamente che sarà un tempo bello e ricco di amicizia e di gioia tra quanti vi parteciperanno. Lo Spirito del Signore, che guida la Chiesa , ci aiuterà nel cammino di riflessione, di dialogo e di confronto per fare un'esperienza di vera comunione, come quella che ci descrivono gli Atti degli Apostoli, il testo base che ci accompagnerà durante tutto il sinodo.
Un sogno: chi ama…
E' un sogno, forse, quello che ho nel cuore da tempo, da quel venerdì sera piovoso nel quale a Monte Berico ci siamo incontrati per iniziare un dialogo, sincero e schietto, che in questi tre anni non è mai cessato.
Il sogno è che voi giovani vicentini possiate stimarvi pronti e capaci di rinnovare voi stessi, la Chiesa e la società, partendo dalla fede in Cristo vissuta insieme nella verità e nell' amore.
Lui, il Signore Gesù, vi chiama oggi a mostrare concretamente che ciò è possibile, e si impegna con ciascuno di voi perché il sogno diventi realtà quotidiana. Questo è il primo grande obiettivo del Sinodo dei giovani: risuscitare nel cuore la consapevolezza ed il coraggio di credere in Cristo, di diventare cristiani sul serio, senza timori, buttandosi con entusiasmo e convinzione nell'avventura più stupenda e coinvolgente che ci possa essere: quella dell'amore.
Chi ama infatti riesce a combinare cose impossibili.
Chi ama diventa libero dal tarlo dell'egoismo e gusta la gioia di essere riamato.
Chi ama spera sempre e non cessa mai di lottare per il bene, la giustizia e la pace.
Chi ama sa servire gli altri con semplicità di cuore.
Chi ama cerca la sua piena realizzazione nel dono di sé fino al martirio.
Solo Cristo ha amato così, e ha promesso a chi lo segue la possibilità di amare così.
Purtroppo ci crediamo poco, o diamo per scontato la fede in Lui. Il suo nome risuona tante volte sulle nostre labbra, ma non nel nostro cuore, e non riesce perciò a cambiare la nostra vita rendendola simile alla sua.
Solo la frequentazione assidua con Lui ci permette di crescere nella sua amicizia e di viverla come una realtà bella e piena di significato per la vita.
Il Sinodo ci inviterà a verificare questa frequentazione, che spesso diventa ripetitiva, stancante perché priva di amore. Dobbiamo aiutarci a credere e a vivere insieme l'incontro con Cristo nella sua Parola, nell'Eucaristia, nella preghiera, nella sua Chiesa e nei poveri.
Altrimenti le strade percorse da soli o nel nostro piccolo gruppo chiudono l'esperienza della fede e dell'amore in spazi ristretti e angusti che soffocano lo spirito, tarpano le ali dell'entusiasmo, rendono scolorito il cielo dell'alba di un nuovo giorno.
Il Sinodo ci aiuti ad aprire orizzonti di sole e di luce nella nostra casa, per scoprire che l'aria aperta e l'incontro con gli altri non sono soltanto belli ed arricchenti,ma portano novità impensabili nel solito tran tran dell'esistenza.
Sì, solo l'esperienza ecclesiale vissuta nelle comunità permette tutto questo e ci rende protagonisti di un futuro di speranza. Anche se agli occhi di tanti la Chiesa appare vecchia e superata, resta pur sempre la casa dove lo Spirito suscita novità di vita e di amore, comunità dove ogni uomo può sentirsi accolto, riconosciuto e amato per quello che è, baluardo contro ogni forma di egoismo e di ingiustizia, fonte di solidarietà e di pace.
L'importante è credere che noi siamo la Chiesa e possiamo, con l'aiuto dello Spirito e sotto la sua dolce guida, forgiarne il volto e il cuore per renderla amica di ogni uomo, e famiglia di famiglie ove si cerca di vivere come un cuor solo e un'anima sola.
Tocca a voi giovani, che avete il carisma della novità e del coraggio, infondere nelle comunità quell'anima di rinnovamento spirituale e pastorale necessaria ad accelerare il cammino della Chiesa verso un domani meno oscuro e preoccupato della modernità, e più sereno e carico di speranza nella forza sconvolgente del vangelo.
Il Sinodo vi offre l'occasione di dialogare, non solo tra di voi ma anche con le vostre comunità, per individuare sul piano della fede, della celebrazione e della testimonianza fattiva, mete e prospettive comuni e le risorse da investire per raggiungerle.
Ma il Sinodo ci spingerà oltre, a chiederci come rendere ragione a tutti della speranza che vive in noi credenti.
Tanti giovani coetanei abbandonano la fede e la chiesa e non hanno più stima e fiducia in Cristo e nella sua comunità. Perseguono ideali e vie alternative, anche se spesso i valori che perseguono sono presi a prestito da quelli cristiani e viaggiano in trasferta.
Come raggiungerli e come interessarli perché recuperino le radici di quanto sognano e desiderano o anche per cui lottano e sperano?
Servono gesti e comportamenti che narrino in modo visibile e immediato il Vangelo; serve che la vita dei giovani credenti sia come una lettera aperta che tutti possono leggere, una lettera di verità e di amore segnata dalla “buona notizia” che la vita vale se è spesa nella gratuità del dono di sé, nell'amore al nemico, nel servizio ai più poveri, nella scelta radicale della vocazione al sacerdozio, alla vita consacrata, al matrimonio o all'impegno missionario verso le comunità e gli ultimi del mondo, secondo la chiamata di Dio.
E' la diversità del Vangelo che suscita domande e apre possibili vie alla fede in Cristo. E' la differenza vissuta senza ostentazioni o superiorità, ma in umiltà e dolcezza, e proposta a tutti alla luce del sole, che crea simpatia e attenzione.
Dobbiamo mostrare che la nostra giovinezza vissuta insieme a Cristo e nella sua comunità è umanamente bella e gioiosa, ricca di amicizia, circondata dall'armonia della creazione e illuminata dallo sguardo di amore su tutte le persone e le realtà che ci circondano.
Fare sinodo significa anche questo: mostrare che le gioie e le fatiche che incontriamo ogni giorno possono essere vissute con serenità e gioia interiore se, come in una sinfonia, si intrecciano e si accordano con quelle degli altri, del creato e, in ultima istanza, con quelle di quel Dio che ha volute provarle con noi e per noi.
Così la nostra vita, come quella di Cristo, sarà felice e beata, non in senso mondano, ma profondo, vero e bello, come desidera il nostro cuore.
Credo che abbiamo bisogno tutti, voi giovani, ma anche io, vescovo, i sacerdoti, le religiose, gli adulti e gli anziani, di ricuperare la bellezza e la gioia di sentirci cristiani senza sfuggire alle difficoltà che oggi comporta la fede, ma con la certezza che essa è via di autentica libertà e serenità, perché niente può distruggerla, se non il peccato di non credere e di non amare.
Prendete dunque la parola, cari giovani, in questo Sinodo, prendetevi con coraggio gli spazi necessari per riflettere, verificare i cammini della vostra formazione cristiana, quelli che riguardano la vita delle vostre comunità. Sentitevi chiamati a dire la vostra senza timore su tutto quello che oggi vi suggerisce il cuore e lo Spirito. Sia il Sinodo una grande e capillare assemblea itinerante in cui giovani e comunità dialogano insieme per scoprire la volontà di Dio nei segni dei tempi. Alzate lo sguardo e guardate l'orizzonte del vostro domani intrecciato con quello della nostra Chiesa, e sentitevi partecipi del suo cammino faticoso, ma anche esaltante. Accogliete l'invito del vescovo a mettere a disposizione le risorse umane e spirituali della vostra giovinezza, perché la Chiesa si rinnovi sempre alla scuola del Vangelo e cambi il mondo con la testimonianza dell'amore.
Grazie e buon Sinodo.
+ Cesare vescovo
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