Quale volto di Dio ho incontrato nella mia vita?

Chiara Antonello 2

È una tiepida sera di primavera, sul terrazzo di casa io ed un amico decidiamo di leggere tutto d’un fiato il Vangelo di Marco.
La mia voce e la sua si intrecciano e la Parola si fa suono intenso, pensieri inafferrabili alternati a sensazioni palpabili.
In alcuni momenti mi sembra quasi di sentire i piedi bagnati dalle onde che si infrangono in riva al mare, in altri di sentire l’odore e quasi il fastidio della folla ammassata attorno a me, in altri ancora il fragore delle spighe di grano tra le mani o addirittura l’imbarazzo di fronte all’ira espressa con decisione in un luogo sacro.
Mi sembra quasi di provare la disperazione, l’ammirazione, la speranza, la vergogna raccontate da quelle parole lette ed ascoltate.
Mentre leggo mi immergo nella storia di Gesù, mentre ascolto sento che quella Storia si intreccia alla mia storia.
Come mai quella Storia mi sembra insieme così lontana e così vicina alla mia?
Dove e quando ho già visto o provato quella stessa vergogna, quello stesso stupore, quella stessa ira, ammirazione, disperazione o speranza?
Quella domanda è lì per me “Ma voi chi dite che io sia? “
Sì, quella domanda è lì per me, ma non perché io trovi una risposta.
Quella domanda, insieme alle tante altre che Gesù pone lungo il racconto a chi lo interroga, è lì per ricordarmi di continuare a chiedermelo sempre, in ogni situazione, esperienza, relazione, contesto che vivo.
È come se Gesù mi stesse chiedendo di girare sempre con una domanda in tasca.
È in questa mia carne che quella parola può abitare; nella mia carne inquieta, nella mia carne incerta, nella mia carne desiderante, nella mia fragile carne.
Il volto di Dio prende per me la forma di un interrogativo.
Il volto di Dio è una domanda perché per me rappresenta un’immagine mai veramente raggiunta, mai compresa, mai nitida, mai afferrabile.
Il volto di Dio è una domanda perché sono le domande lo strumento che abbiamo per entrare in relazione con l’Altro, per incontrarlo.
Perché l’Altro è sempre come una domanda per me, ed io per lui.
Il volto di Dio allora è una domanda che mi ricorda che io sono, perché sono con l’Altro.
Il volto di Dio è una domanda perché lo vedo riflesso nelle tante domande che ho incrociato ed incrocio lungo la strada.
Lo vedo riflesso nella domanda di una mia capo scout che, quando avevo circa 19 anni, mentre eravamo sedute su un prato, mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha chiesto: “Cosa c’entra il tuo essere scout, la tua fede con l’esperienza di tradimento che stai vivendo?”
A quella domanda ho provato disorientamento e vergogna, io non capivo esattamente cosa mi stesse chiedendo.
Non erano semplici parole di giudizio le sue, ma una sincera ed amorevole domanda che piano piano ha fatto strada dentro di me.
Una domanda che mi chiedeva di toccare e di stare nelle mie ferite.
Il volto di Dio lo vedo riflesso nella domanda di mia cugina che, quando avevo 21 anni, mentre eravamo sedute al tavolo mangiando le prelibatezze della nonna, mi ha chiesto: “Ti andrebbe di essere la mia madrina per la Cresima? “
A quella domanda ho sentito entusiasmo e stupore.
È stata come una chiamata a far emergere e rendere visibile una grazia che già c’era nella mia vita e che lei aveva visto.
Così io, che ancora non avevo trovato il coraggio di consacrare la mia fede con la cresima, lo feci e poi accompagnai lei nel farlo.
Il volto di Dio lo vedo riflesso nella domanda di un uomo proveniente dal Mali che viveva qui a Vicenza in attesa di completare tutte le procedure per la richiesta di protezione internazionale.
Io avevo 29 anni ed ero operatrice per Caritas. Mi trovavo nell’appartamento con lui, mentre si stava preparando le valigie per andarsene.
Lui, un uomo grande e deciso con tutta la sua rabbia e disperazione negli occhi e nella voce mi ha chiesto: “Perché fai questo? Tu sei l’Europa e io sono l’Africa. Perché ci fate questo? “
A quella domanda ho sentito tutta la disperazione e l’impotenza di fronte all’ingiustizia.
Da quel momento, mi è stato più chiaro che è importante per me sapere quale persona sono e desidero essere e non semplicemente quale lavoro faccio o voglio fare.
Il volto di Dio lo vedo riflesso nella domanda di un amico che una sera di primavera mi chiede se voglio leggere il Vangelo di Marco insieme a lui e nei racconti di tanti amici e amiche che hanno condiviso anche con me il volto di Dio che hanno incontrato.
Il volto di un Dio che è sempre pronto ad accoglierti, che è convivialità, che ci ricorda che la vita rinasce; il volto di un Dio da ringraziare, che ama, che mi sostiene, che sta nelle domande, che è connessione; il volto di un Dio che è celato, che aiuta, che ti sorride amorevolmente.
Il volto di un Dio che ti prende per mano, che ti guarisce, che è solido e mette in dubbio la regola, che chiama con semplicità; un volto di Dio che si fa uomo e che non si risparmia, che è vivo in chi lo cerca, che ti libera, che ti chiede di toglierti dal centro; un volto di Dio che è maestro che sembra dormire, che ti incontra nel tuo limite, che vede il tuo possibile.
Sono Chiara, ho 34 anni e faccio parte di un gruppo di amici e amiche che si interrogano e pregano assieme. Che cercano e inventano sinapsi tra idee, domande e Parola.
Il volto di Dio che ho incontrato nella mia vita è la domanda che Tu porti a me
È la Tua domanda per me.

Chiara

Vicenza, veglia vocazionale giovani

8 maggio 2021

 

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